Procedure

L’INFERMIERE NELL’AMBULATORIO DELLE CRONICITÀ IN PNEUMOLOGIA. UNO STUDIO CON IL LINGUAGGIO STANDARDIZZATO ICNP®.

Tesi sperimentale di: Pallante Christian Luca

Le malattie croniche costituiscono la principale causa di morte quasi in tutto il mondo. Si tratta di un ampio gruppo di malattie, che comprende le cardiopatie, l’ictus, il cancro, il diabete e le malattie respiratorie croniche. Queste patologie sono determinate da fattori di rischio modificabili,intermedi e non modificabili. Si stanno sperimentando nuovi modelli organizzativi di approccio alla malattia per prevenire le complicanze e ridurle, migliorare l’integrazione multi-professionale per creare percorsi dedicati alle persone con cronicità e ridurre le ingenti spese derivanti dalle cure di queste patologie. Il modello di cui si sta discutendo è quello dell’Ambulatorio delle Cronicità ossia un nuovo modello organizzativo di integrazione tra i Medici di Medicina Generale, gli Specialisti ambulatoriali e gli Infermieri degli Ambulatori Infermieristici distrettuali, che mira a prendere in carico in maniera congiunta la persona con patologie croniche, applicando i PDTA e, attraverso visite e monitoraggi condivisi, punta all’empowerment del paziente e alla prevenzione e riduzione delle complicanze. Lo studio sperimentale di questa tesi riguarda il monitoraggio integrato medico-infermieristico con adozione del linguaggio infermieristico standardizzato ICNP®, ed è stato condotto nel distretto socio-sanitario di San Marco in Lamis.

Tesi l’Infermiere nell’ambulatorio delle cronicità in Pneumologia. Uno studio con il linguaggio standardizzato ICNP

MISSED NURSING CARE: UNA REVISIONE DELLA LETTERATURA

Tesi di: Concetta Rossella Tomaiuolo

Le Missed Nursing Care, ovvero le cure perse, si riferiscono a qualsiasi aspetto relativo all’assistenza al paziente che venga omesso (parzialmente o totalmente) o ritardato. Le Missed Nursing Care (MNC) sono presenti all’interno delle realtà sanitarie internazionali e rappresentano un indicatore della qualità delle cure offerte.Il primo in letteratura ad occuparsi delle MNC è stato Solchalski che nel 2004 ha definito “cura infermieristica incompiuta” come un’ attività non eseguita (ad esempio rispondere al campanello, non effettuare un’attività pianificata come la mobilizzazione, impegnarsi con un paziente a tornare e poi non farlo,non accertarsi che al paziente venga eseguita l’igiene del cavo orale ecc). Secondo l’OMS, un errore è definito come il mancato completamento di un’azione pianificata e prevista, o il commettere un errore durante una procedura. Ad esempio, un errore può verificarsi quando qualcosa viene eseguito in modo non corretto (errore di commissione) o quando qualcosa che dovrebbe essere fatto non viene eseguito (errore di omissione). Nella pianificazione nell’attuazione delle cure, indipendentemente dal fatto che l’errore sia di commissione od omissione, è necessario analizzare il motivo per cui si è verificato, per offrire soluzioni, e per prevenire eventuali ricorrenze. Secondo l’Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ), gli errori di omissione sono più difficili da riconoscere che gli errori di commissione e rappresentano pertanto un grave problema con importanti implicazioni per la qualità e la sicurezza delle cure. L’omissione della cura infermieristica può portare a risultati avversi per i pazienti, con significativi danni, soprattutto nelle popolazioni dei pazienti vulnerabili. Il fenomeno della cura infermieristica mancata è stato definito per la prima volta da Kalisch in uno studio qualitativo effettuato in diversi Ospedali Americani che, analizzando sia gli infermieri e sia gli assistenti sanitari di diverse Unità Operative quali medicine, chirurgie, terapie intensive e riabilitazioni, è stato svolto per identificare la tipologia delle cure infermieristiche che sono state omesse regolarmente durante un soggiorno in ospedale. Negli ultimi anni questo fenomeno è stato studiato da diversi ricercatori, specialmente negli Stati Uniti d’America, individuando le cause ed in particolar modo quanto abbiano influenzato negativamente i professionisti sanitari avendo come conseguenze il burnout e la frustrazione. Tale fenomeno è interpretato tramite il Missed Nursing Care Model (MNCM), secondo cui contribuiscono al verificarsi di questa problematica gli antecedenti (risorse umane, materiali e comunicazione non adeguati), gli elementi del processo di nursing, le percezioni degli infermieri e il processo di decisione (valori, credenze, abitudini). Le cure perse portano allo sviluppo di conseguenze negative sui pazienti (es. allungamento degenza, disabilità, lesioni cutanee) e sugli operatori sanitari (es. insoddisfazione lavorativa, abbandono del lavoro, rabbia). Responsabilità dell’infermiere è per questo cercare di limitarle il più possibile per garantire maggiore sicurezza ai pazienti.

Bibliografia:

  1.  Kalisch BJ, Landstrom GL, Hinshaw AS. Missed nursing care: a concept analysis. J Adv Nurs. 2009 (May 12); Vol. 65. Issue 7: 1509–1517.
  2.  Potter P, Wolf L, Boxerman S et al. An Analysis of Nurses’ Cognitive Work: A New Perspective for Understanding Medical Errors. Agency for Healthcare Research and Quality. 2005.
  3. Kalisch BJ, Landstrom GL, Williams RA. Missed nursing care: errors of omission. Nurs Outlook. 2009 (January – February); Issue 57: 3-9.

Tesi Missed Nursing Care una revisione della letteratura

LESIONI DA PRESSIONI UNA PIAGA SANITARIA: UNO STUDIO PRESSO IL DISTRETTO SOCIO/SANITARIO DI S. MARCO IN LAMIS (FG)

Tesi sperimentale. Autore Luigi Leone

Background: Quella delle lesioni cutanee è una realtà in crescita e in stretta correlazione all’aumento della popolazione anziana. Una delle sfide più impegnative che i professionisti sanitari si ritrovano costantemente ad affrontare è proprio la prevenzione di una delle ricorrenti e più temute conseguenze dell’invecchiamento e dell’allettamento: le lesioni da pressione, definite il più complesso tipo di lesione cutanea conosciuta. La prevenzione ed il trattamento delle lesioni da pressione rappresentano in ambito domiciliare ed ospedaliero, un rilevante problema di assistenza sanitaria, che oltre ad impattare negativamente sulla qualità di vita dei pazienti (e dei loro familiari), richiede un notevole impegno gestionale in termini di risorse umane, materiali, tecnologiche e contrariamente a quanto si può pensare, risulta essere una problematica ancora attuale e quindi estremamente interessante per l’assistenza infermieristica.

Tesi Lesioni da pressione una piaga sanitaria.

Poster- 6 regole per prevenire le lesioni da pressione

EMODIALISI DOMICILIARE: UNA SCELTA VERSO LA LIBERTÀ

A  cura della Dr.ssa Giuseppina Ungaro  Coordinatrice dell’ U. O. di Nefrologia e Dialisi del P.O. Francavilla Fontana (Br).

L’evoluzione della dialisi domiciliare ha segnato le principali tappe della storia della terapia sostitutiva dell’uremia cronica. Nel momento drammatico in cui il paziente apprende di doversi recare a giorni alterni in ospedale per sottoporsi a trattamento dialitico, probabilmente per tutta la vita, la prima domanda che pone al medico è se è possibile eseguirla a domicilio, prima ancora di conoscerne la complessità e le difficoltà da superare. Il primo passaggio fondamentale è l’ informazione che deve dare il medico al paziente;  chiara e precisa. Il paziente ideale è quello adeguatamente informato.  E’ l’opzione di prima scelta per un paziente idoneo, perché lo coinvolge nella conduzione del trattamento  con indubbi vantaggi di tipo psicologico, per la sua crescita dell’ autostima, e anche clinico, per la personalizzazione e la maggiore attenzione posta nella conduzione del trattamento.  Il paziente può scegliere quando eseguire il trattamento in base alle proprie attività lavorative.  Nel nostro caso il paziente poiché lavorava di mattina eseguiva il trattamento  nelle ore pomeridiane. Vi sono almeno tre buone ragioni che spingono il medico a proporre  questo trattamento  a domicilio:

  • La prima  migliorare la qualità della vita;
  • La seconda migliorare l’ efficienza del trattamento;
  • La terza  abbattere i costi della spesa.

Migliorare la qualità della vita ,un aspetto molto importante , perché porta un reale vantaggio nei pazienti, anche per la difficoltà di analizzare la qualità  di vita stessa, quindi la libertà di scegliere quando effettuare il trattamento è di fondamentale importanza,  per una tranquillità psicologica quindi  è essenziale  che ciascun paziente trovi il momento più adatto alle proprie esigenze il più delle volte lavorative.  Nell’emodialisi a domicilio non ci sono limitazioni al numero e alla durata delle sedute, che possono arrivare fino a 3-4 alla settimana, con durata di 3-4 ore.  Applicazioni più frequenti e più brevi , con un   kt/V sotto controllo medico, consentono un miglioramento dello stato generale della riabilitazione lavorativa e della sopravvivenza.  L’efficienza del trattamento è un punto estremamente rilevante in emodialisi domiciliare, dove la personalizzazione del trattamento, con l’ aumento della frequenza della dialisi e della sua durata, porta ad un  maggior benessere  del paziente.  Prendere coscienza della propria malattia e della sua cura, aiuta a curarsi meglio, ed il trattamento condotto nella propria abitazione si traduce in maggior riabilitazione e minor morbilità, oltreché protegge il soggetto  dalle infezioni ospedaliere. Continua a leggere

“LA GESTIONE INFERMIERISTICA DELL’INCONTINENZA URINARIA DALLA PREVENZIONE ALLA CRONICITA’”

Tesi sperimentale. Autrice: Anna Allessandrino

Background: L’incontinenza urinaria consiste nell’emissione involontaria di urina e si distingue in diverse forme: Incontinenza da sforzo (si verifica in seguito a sforzi, esercizio fisico, starnuti o tosse); Incontinenza da urgenza (accompagnata o immediatamente preceduta da urgenza per stimolo minzionale incontrollabile); Incontinenza mista (caratterizzata dalla presenza di entrambe le condizioni, urgenza e sforzo); Enuresi notturna (si manifesta solo durante il sonno); Incontinenza da rigurgito (con assenza o riduzione dello stimolo minzionale); Incontinenza post-minzionale (persistente dopo il normale atto minzionale); Incontinenza riflessa (assenza di stimolo minzionale,  conseguente ad un danno neurologico delle vie spinali o delle aree sovraspinali preposte al controllo del ciclo della minzione). L’ incontinenza urinaria rappresenta una condizione in grado di compromettere la qualità di vita di chi ne è affetto e, nei casi più complessi, può mettere a repentaglio la vita stessa delle persone. Ha risvolti importanti sulla sfera economica e psico-sociale ed è causa di problemi psicologici, occupazionali, relazionali, fisici e sessuali. Visto la diffusione del fenomeno ed anche i costi che incideranno sempre di più sulla spesa sanitaria, è necessario che l’Infermiere sappia gestire i problemi determinati dall’  incontinenza urinaria a tutti i livelli.

Tesi La gestione infermieristica dell’Incontinenza Urinaria dalla prevenzione alla cronicità.

“ASSISTENZA DOMICILIARE AL PAZIENTE AFFETTO DA SLA. STANDARD QUALITATIVI DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA”

Tesi sperimentale. Autrice: Francesca Prisco

Background: La SLA è una malattia degenerativa che colpisce i motoneuroni inferiori del midollo spinale e del tronco encefalico e i motoneuroni superiori che proiettano ai fasci corticospinali. Questi vanno incontro a degenerazione, muoiono e smettono di inviare messaggi ai muscoli. La morte di queste cellule avviene gradualmente nel corso di mesi o anche anni, con un decorso del tutto imprevedibile e differente da soggetto a soggetto con esiti disastrosi per la qualità di vita oltre che per la sua sopravvivenza. L’ incidenza è di circa 3 casi ogni 100.000 abitanti/anno, e la prevalenza è di circa 10 ogni 100.000 abitanti, nei paesi occidentali. Attualmente sono circa 6.000 i malati in Italia, colpisce gli uomini con una frequenza leggermente superiore rispetto alle donne e diventa clinicamente evidente nella quinta decade di vita o più tardi ( l’incidenza aumenta all’aumentare dell’età ). Le cause della malattia sono sconosciute, anche se negli ultimi anni è stato riconosciuto un ruolo sempre più importante alla genetica, come fattore predisponente, che unitamente ad altri fattori (ad esempio ambientali), può contribuire allo sviluppo della malattia. Il trattamento sarà sintomatico e sul miglioramento della qualità di vita attraverso la costruzione di percorsi assistenziali che garantiscano una presa in carico continua che va dal momento della diagnosi alla fase terminale e includeranno le cure palliative.  E’ importante per l’Infermiere saper erogare una assistenza qualificata e specialistica alla persona affetta da SLA ed affiancare la  famiglia che deve farsi carico di un fardello molto duro da un punto di vista psicologico, sociale ed  economico, che mina la qualità della loro vita alle fondamenta.

Tesi Assistenza domiciliare al paziente affetto da SLA. Standard qualitativi dell’assistenza infermieristica.

“DAL SELF-CARE ALL’EMPOWERMENT DELLA PERSONA. FUNZIONE INFERMIERISTICA NEL CAMBIAMENTO DELLO STILE VITA”

Tesi sperimentale. Autore: Guido Pio Prattichizzo

Background: Il self-care spesso tradotto in italiano con i termini, autocura o cura del sè o cura della propria persona, può mirare a mantenere la salute, prevenire malattie e gestire malattie acute, croniche e disabilità.
Il self-care non fa riferimento solo alla cura effettuata direttamente dalla persona su di sè, ma è un concetto allargato anche alle cure fornite ad una persona da parte di altre. Gli altri possono essere i care giver informali o formali come i professionisti sanitari.
Negli ultimi anni tale concetto ha avuto una crescente rilevanza nell’ambito della letteratura internazionale sanitaria, ed in particolare di quella infermieristica, tanto da essere riconosciuta negli anni ’90 come un esito sensibile all’assistenza infermieristica.
Per empowerment, invece, si intende un processo dell’azione sociale attraverso il quale le persone, le organizzazioni e le comunità acquisiscono competenze sulle proprie vite, al fine di cambiare il proprio ambiente sociale e politico per migliorare l’equità e la qualità di vita. L’Infermiere responsabile anche dei processi di educazione sanitaria finalizzati al cambiamento dello stile di vita, deve imparare a padroneggiare
tale funzione.

Tesi Dal Self Care all’empowerment della persona. Funzione infermieristica nel cambiamento dello stile di vita.

I modelli Teorici di riferimento e i linguaggi standardizzati, quali utilizzare.

7° Parte

Tassonomie, Linguaggi e Teorie: necessità, professionalità o moda?

A cura di Stefano Marconcini e Maurizio Ercolani

Il modello delle prestazioni infermieristiche, il modello funzionale di Gordon, le  tassonomie  Nanda International,  Noc e Nic, il Linguaggio standardizzato ICNP, una palude in cui l’Infermiere stenta ad orizzontarsi e spesso, oltre a domandarsi quali utilizzare, evita di porsi il dilemma. Da un passato recente in cui l’assistenza era confinata ad un analisi dei bisogni secondo il modello di Virginia Henderson (legato alla piramide di Maslow), e solo pochi infermieri conoscevano, ed ancor di meno applicavano, i modelli di Orem, Peplau o altri teorici; oggi in Italia vediamo l’utilizzo, seppure a macchia di leopardo, soprattutto di due modelli di pianificazione: il modello delle prestazioni infermieristiche della Prof.ssa Marisa Cantarelli e il sistema di Marjory Gordon coniugato con le diagnosi Nanda-I, outcomes  Noc e gli  interventi Nic dell’University of Iowa. Quest’implementazione e differenziazione nello studio, e nel conseguente utilizzo pratico, è stata determinata dall’insegnamento universitario, ed ha seguito la strada indicata dal corpo docente dei vari istituti universitari; spesso indirizzati verso un unico modello, senza spingere gli studenti all’analisi ed all’applicazione di vari modelli, confrontandoli in vari setting assistenziali. Sempre dal mondo universitario, in questi ultimi anni si sta assistendo all’evoluzione del linguaggio standardizzato ICNP®, vero e proprio linguaggio codificato (numerico) utilizzato in diverse parti del mondo e diffuso dall’ICN. Grazie alle varie combinazioni di termini (suddivisi in 7 assi) è possibile creare delle diagnosi, degli interventi e degli outcomes. Analizziamo ora i presupposti teorici e le caratteristiche pratiche di questi modelli, al fine di indurre un ragionamento dei professionisti verso la scelta più appropriata per implementarne nel  proprio servizio la formazione e l’utilizzo.

Continua a leggere

L’ educazione al bisogno di alimentazione artificiale. Come gestire la P.E.G. a domicilio

A cura della Dr.ssa Augusta Antonacci

La situazione della Nutrizione Artificiale Domiciliare in Italia, appare fortemente disomogenea con aspetti a “macchia di leopardo” e con importanti differenze organizzative nelle diverse regioni. L’organizzazione per attuare questo servizio ai pazienti a domicilio comporta disagi per gli stessi e per i familiari. I disagi principalmente evidenziati sono correlati a deficienze sia di carattere medico/infermieristico sia di carattere empatico, evidenziano una mancanza di educazione sanitaria fornita al momento delle dimissioni del paziente. L’elaborato mira ad evidenziare uno studio caso- controllo sui pazienti domiciliari portatori di PEG per poter rilevare il livello di informazione e di conoscenza dei pazienti reclutati per la tesi. Dai risultati analizzati dalla indagine condotta si sono evidenziate alcune criticità, queste sono state la base per elaborare una guida di educazione sanitaria: un protocollo volto a gestire in maniera efficiente gli interventi connessi alla PEG ed un opuscolo informativo utile per il caregiver e per il paziente per poter risolvere con poche manovre le principali situazioni di pericolo. Tutto questo prevede anche la realizzazione di questionari ad hoc, somministrati direttamente al paziente a domicilio, per poter conoscere il livello di informazione e di conoscenza degli stessi. Spesso la consapevolezza dello stato nutrizionale in ambito territoriale è molto scarsa, infatti basta guardare le cartelle dei pazienti per accorgersi che le informazioni sullo stato nutrizionale sono rare. E’ fondamentale un precoce riconoscimento ed una precisa valutazione di gravità per poter ridurre al minimo i rischi di malnutrizione, di infezioni e complicanze di ogni genere. A tal proposito, per garantire omogeneità delle cure, sarà prodotto un protocollo assistenziale con tutta la documentazione/modulistica annessa e gli stessi saranno operativi nei Servizi di Assistenza Domiciliare dei Distretti nn. 51, 52 e 53 del Asl Fg.

Scarica l’elaborato

NUOVA EDIZIONE DELLA NORMA ISO 9001:2015 NELLE STRUTTURE SANITARIE: NOVITÀ ED OPPORTUNITÀ

Con la ISO 9001:2015, in sanità, sempre di più qualità, rischio clinico e accreditamento rappresentano le tre gambe di uno stesso sgabello.

di Gregorio Paccone

In questi mesi ci stiamo occupando dell’applicazione della nuova norma, la ISO 9001:2015, nelle strutture sanitarie certificate, pubbliche e private.

Come ormai noto le novità che introduce la nuova revisione sono molte e significative e richiederanno, soprattutto in sanità, un cambiamento di approccio da parte di tutti i soggetti coinvolti: direzioni aziendali, organismi notificati, lead auditor, ecc. Molti di questi soggetti stanno interrogandosi, in queste settimane, su come cogliere le opportunità nel passaggio dalla vecchia edizione della norma alla nuova.

Alla luce dell’esperienza maturata in questi anni voglio fornire un contributo alla discussione e ho sintetizzato il pensiero di diversi esperti del settore nel documento allegato: Scarica Guida -iso-9001-2015-.

L’aspetto su cui voglio soffermarmi, in particolare, è l’approccio “Risk based thinking” (pensiero basato sul rischio), che permette all’organizzazione di determinare i fattori che potrebbero fare deviare i suoi processi e il suo sistema di gestione per la qualità dai risultati pianificati, di   mettere   in   atto   controlli preventivi   per   minimizzare   gli   effetti   negativi   e massimizzare le opportunità, quando esse si presentano. Continua a leggere