assessment infermieristico

LA FORMAZIONE INFERMIERISTICA

Tesi di Master in Formazione e tutorato nelle professioni sanitarie di Concetta Rossella Tomaiuolo

In Italia è Anna Celli che, nel primo 900, pubblica analisi dettagliate sulla condizione infermieristica, dichiarando che le Mansioni sono svolte da personale impreparato e mal pagato. La Celli, infermiera e femminista della borghesia del 900, ritenne che si dovessero attuare Corsi Preparatori per le infermiere dalla durata di almeno 6 mesi e che i requisiti fossero: licenza elementare e il certificato di buona condotta. Poche sono le scuole esistenti all’inizio del XX secolo in Italia, fondate dalle allieve della Nightingale (la scuola Croce Azzurra di Napoli diretta da Miss Grace Baxter e la scuola convitto Principessa Iolanda di Milano gestita poi dalla Croce Rossa Italiana). Con il Regio Decreto n. 1832 del 1925, si istituirono le scuole convitto professionali per infermiere Con il Regio Decreto n. 1832 del 19252 si giunge all’istituzione delle scuole convitto
professionali per infermiere. Esso costituisce la prima norma diretta a fissare i criteri unici istitutivi e gestionali di queste scuole, validi su tutto il territorio nazionale e rappresenta il tentativo di porre rimedio alla estrema frammentazione e disomogeneità della formazione
infermieristica del tempo. Tra il 1920 e il 1960/70 il bisogno sanitario si modifica (occorrono più infermiere), per cui si ha la Legge 124/1974 che consentì ai maschi di accedere alla formazione infermieristica.  E le scuole convitto furono convertite in Scuole per Infermieri Professionali senza l’obbligo di internato. Successivamente sono   istituite le prime 2 scuole per Dirigenti e Docenti dell’assistenza  infermieristica  a Roma all’Università la Sapienza e alla Cattolica. Con questo elaborato si è voluto, prima di tutto, indagare il fenomeno della formazione infermieristica, cercando poi di approfondire l’argomento dei bisogni formativi, dell’evoluzione della formazione infermieristica italiana e della figura del tutor. Nella seconda parte si mostra chi sia il tutor ed il ruolo che ha nella progettazione formativa. Nell’ultima parte vengono presentati le diverse Figure-Docente, come il Docente, il Coordinatore dell’Insegnamento Tecnico-Pratico e di Tirocinio, il Tutor e la Guida di tirocinio; si tratta, infine, dell’apprendimento clinico e del sistema di valutazione.

Scarica Tesi La Formazione Infermieristica

L’INFERMIERE NELL’AMBULATORIO DELLE CRONICITÀ IN PNEUMOLOGIA. UNO STUDIO CON IL LINGUAGGIO STANDARDIZZATO ICNP®.

Tesi sperimentale di: Pallante Christian Luca

Le malattie croniche costituiscono la principale causa di morte quasi in tutto il mondo. Si tratta di un ampio gruppo di malattie, che comprende le cardiopatie, l’ictus, il cancro, il diabete e le malattie respiratorie croniche. Queste patologie sono determinate da fattori di rischio modificabili,intermedi e non modificabili. Si stanno sperimentando nuovi modelli organizzativi di approccio alla malattia per prevenire le complicanze e ridurle, migliorare l’integrazione multi-professionale per creare percorsi dedicati alle persone con cronicità e ridurre le ingenti spese derivanti dalle cure di queste patologie. Il modello di cui si sta discutendo è quello dell’Ambulatorio delle Cronicità ossia un nuovo modello organizzativo di integrazione tra i Medici di Medicina Generale, gli Specialisti ambulatoriali e gli Infermieri degli Ambulatori Infermieristici distrettuali, che mira a prendere in carico in maniera congiunta la persona con patologie croniche, applicando i PDTA e, attraverso visite e monitoraggi condivisi, punta all’empowerment del paziente e alla prevenzione e riduzione delle complicanze. Lo studio sperimentale di questa tesi riguarda il monitoraggio integrato medico-infermieristico con adozione del linguaggio infermieristico standardizzato ICNP®, ed è stato condotto nel distretto socio-sanitario di San Marco in Lamis.

Tesi l’Infermiere nell’ambulatorio delle cronicità in Pneumologia. Uno studio con il linguaggio standardizzato ICNP

MISSED NURSING CARE: UNA REVISIONE DELLA LETTERATURA

Tesi di: Concetta Rossella Tomaiuolo

Le Missed Nursing Care, ovvero le cure perse, si riferiscono a qualsiasi aspetto relativo all’assistenza al paziente che venga omesso (parzialmente o totalmente) o ritardato. Le Missed Nursing Care (MNC) sono presenti all’interno delle realtà sanitarie internazionali e rappresentano un indicatore della qualità delle cure offerte.Il primo in letteratura ad occuparsi delle MNC è stato Solchalski che nel 2004 ha definito “cura infermieristica incompiuta” come un’ attività non eseguita (ad esempio rispondere al campanello, non effettuare un’attività pianificata come la mobilizzazione, impegnarsi con un paziente a tornare e poi non farlo,non accertarsi che al paziente venga eseguita l’igiene del cavo orale ecc). Secondo l’OMS, un errore è definito come il mancato completamento di un’azione pianificata e prevista, o il commettere un errore durante una procedura. Ad esempio, un errore può verificarsi quando qualcosa viene eseguito in modo non corretto (errore di commissione) o quando qualcosa che dovrebbe essere fatto non viene eseguito (errore di omissione). Nella pianificazione nell’attuazione delle cure, indipendentemente dal fatto che l’errore sia di commissione od omissione, è necessario analizzare il motivo per cui si è verificato, per offrire soluzioni, e per prevenire eventuali ricorrenze. Secondo l’Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ), gli errori di omissione sono più difficili da riconoscere che gli errori di commissione e rappresentano pertanto un grave problema con importanti implicazioni per la qualità e la sicurezza delle cure. L’omissione della cura infermieristica può portare a risultati avversi per i pazienti, con significativi danni, soprattutto nelle popolazioni dei pazienti vulnerabili. Il fenomeno della cura infermieristica mancata è stato definito per la prima volta da Kalisch in uno studio qualitativo effettuato in diversi Ospedali Americani che, analizzando sia gli infermieri e sia gli assistenti sanitari di diverse Unità Operative quali medicine, chirurgie, terapie intensive e riabilitazioni, è stato svolto per identificare la tipologia delle cure infermieristiche che sono state omesse regolarmente durante un soggiorno in ospedale. Negli ultimi anni questo fenomeno è stato studiato da diversi ricercatori, specialmente negli Stati Uniti d’America, individuando le cause ed in particolar modo quanto abbiano influenzato negativamente i professionisti sanitari avendo come conseguenze il burnout e la frustrazione. Tale fenomeno è interpretato tramite il Missed Nursing Care Model (MNCM), secondo cui contribuiscono al verificarsi di questa problematica gli antecedenti (risorse umane, materiali e comunicazione non adeguati), gli elementi del processo di nursing, le percezioni degli infermieri e il processo di decisione (valori, credenze, abitudini). Le cure perse portano allo sviluppo di conseguenze negative sui pazienti (es. allungamento degenza, disabilità, lesioni cutanee) e sugli operatori sanitari (es. insoddisfazione lavorativa, abbandono del lavoro, rabbia). Responsabilità dell’infermiere è per questo cercare di limitarle il più possibile per garantire maggiore sicurezza ai pazienti.

Bibliografia:

  1.  Kalisch BJ, Landstrom GL, Hinshaw AS. Missed nursing care: a concept analysis. J Adv Nurs. 2009 (May 12); Vol. 65. Issue 7: 1509–1517.
  2.  Potter P, Wolf L, Boxerman S et al. An Analysis of Nurses’ Cognitive Work: A New Perspective for Understanding Medical Errors. Agency for Healthcare Research and Quality. 2005.
  3. Kalisch BJ, Landstrom GL, Williams RA. Missed nursing care: errors of omission. Nurs Outlook. 2009 (January – February); Issue 57: 3-9.

Tesi Missed Nursing Care una revisione della letteratura

Una nuova metodologia per l’accertamento infermieristico: Soma, Psiche e Relazioni.

Autori: Maurizio Ercolani; Stefano Marconcini; Julita Sansoni

Durante lo studio dei linguaggi standardizzati e tassonomie  dell’infermieristica abbiamo maturato l’idea di quanto sia difficile o addirittura impossibile il loro utilizzo  applicato alle innumerevoli teorie del nursing. Abbiamo pertanto sentito l’esigenza di possedere un framework di base che potesse guidarci:  era dunque  necessario un sistema di accertamento universale. Il prescindere  da un modello teorico di riferimento, o dall’utilizzo di più modelli teorici, ci pose di nuovo di fronte al  problema oramai inderogabile, di come rendere sicuro e generalizzabile, il percorso per  una raccolta dati significativa, utile,  e completa. Come organizzare l’accertamento infermieristico senza uno schema concettuale  di riferimento? Come rendere organica l’osservazione, il colloquio e gli emergenti della relazione con l’assistito? Abbiamo perciò iniziato ad ipotizzare un accertamento suddiviso in tre macro aree che potessero rappresentare una raccolta dati, dal punto di vista olistico, necessari per elaborare un piano di cura e di assistenza infermieristica: l’osservato direttamente o riferito; le emozioni ed i pensieri, narrati, espressi o transferali e le interazioni con gli altri e con l’ambiente. Grazie alla sperimentazione presso alcune unità operative attraverso l’utilizzo della documentazione informatizzata del paziente  (TaleteWeb), abbiamo potuto strutturare e proporre un accertamento infermieristico che riteniamo  universale,  sviluppato su tre aree che abbiamo identificato come: Soma, Psiche e Relazioni. Il nostro riferimento concettuale, base per l’accertamento infermieristico proposto, è stato il concetto di Salute  definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, inteso come stato di benessere fisico, psichico e sociale.

Per focalizzare i bisogni di assistenza infermieristica vengono analizzate le aree proposte in quanto da noi considerato modello olistico: soma-psiche-relazioni:

1.     Soma: inteso come corpo, l’aspetto prettamente fisico;

2.     Psiche: inteso come stato mentale, l’aspetto prettamente psicologico;

3.     Relazioni: inteso come stato sociale, l’aspetto legato alle relazioni e al ruolo sociale.

L’anamnesi infermieristica è gestita, organizzata e raggruppata esclusivamente su queste tre aree a differenza di altre tipologie di accertamento che sono sviluppati in modalità più complessa, come ad esempio  il modello funzionale della Gordon o altri accertamenti legati a dei modelli teorici come ad esempio quello della Henderson o quello locale, proposto dal Gruppo di Cantarelli. L’accertamento attraverso il nostro modello olistico suddiviso in tre aree, può essere considerato un accertamento universale è può essere applicato a qualsiasi modello teorico di riferimento, perché nasce dal concetto di salute, concetto per l’appunto globale e riconosciuto e generalizzabile nella sua essenza in tutto il mondo.  Anche prendendo in considerazione le nuove definizioni di salute, che nei suoi astratti la definisce come una condizione di equilibrio (dinamico, dunque sempre nuovo, continuamente da costruire) tra il soggetto e l’ambiente (umano, fisico, biologico, sociale) che lo circonda(1), con tale modello andiamo ad esplorare tutti i suoi componenti:

1.     Nell’area soma si esplorerà il tangibile, la fisicità della persona assistita, il suo essere soggetto vivente e i suoi processi biologici;

2.     Nell’ area  psiche indagheremo ciò che non è tangibile, le sue emozioni, il suo pensare, il suo sentirsi essere umano e i suoi desideri;

3.     Nell’area  delle Relazioni cercheremo di indagare, conoscere e studiare  il suo rapporto con il contesto, con l’ambiente intorno a lui, con le persone con cui interagisce ed i ruoli che egli gioca nei vari ambiti sociali.

Attraverso la  valutazione della nostra sperimentazione, possiamo far emergere e concludere che l’utilizzo del nostro modello olistico trifasico, applicato come framework nell’accertamento permette di unificare l’anamnesi di tutto il corpus legato all’assistenza infermieristica, cercando di raggiungere un grande obiettivo per la professione, quello di definire un unico linguaggio standardizzato, anche a prescindere dai diversi modelli teorici di riferimento studiati durante la formazione universitaria anche  post-base e dal background dell’Infermiere. Tale obiettivo è raggiungibile se la guida per l’applicazione dello sviluppo del processo di Nursing inteso come metodo scientifico per l’assistenza, inizia, fin dall’accertamento iniziale, dal riconoscimento del concetto universale di Salute, applicato al modello olistico trifasico.

[1] F. Leonardi, Il grande paradosso della salute. La salute non è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Nuove prospettive, Felici Edizioni di Pisa, 2015

Il linguaggio standardizzato ICNP® nel processo di assistenza infermieristica: la sperimentazione dell’ASL di Foggia, Azienda Sanitaria Locale leader in Italia

Autori: Girolama De Gennaro1; Carla Lara D’errico2; Stefano Marconcini3;  Antonia Maria Papagno4.

1Dirigente delle professioni sanitarie ASL Foggia; 2Coordinatrice Servizio infermieristico territoriale Distretto Socio Sanitario  S. Marco in Lamis (FG); 3Coordinatore infermieristico S. O. C. Ortopedia Presidio Ospedaliero di Manfredonia (FG); 4Coordinatrice Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Manfredonia (FG).

L’International Classification for Nursing Practice (ICNP®) è un linguaggio infermieristico internazionale e nel 2009 è stato accettato ed incluso nella Famiglia delle Classificazioni Internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Family of International Classification). L’ICNP® è una terminologia infermieristica standardizzata di tipo combinatorio costruita dall’International Council of Nurses (ICN) nell’ambito di un progetto di ricerca trentennale che ha coinvolto numerosi Paesi del mondo. La terminologia ICNP® consente di esprimere diagnosi infermieristiche, interventi infermieristici e risultati dell’assistenza infermieristica facilitando anche l’integrazione con il linguaggio locale e le altre terminologie esistenti.

Nella ASL Foggia è nata l’esigenza di introdurre le diagnosi infermieristiche al fine di tracciare tutto il percorso assistenziale, soprattutto quando si realizza la continuità assistenziale ospedale – territorio,  con un linguaggio scientifico, condiviso in tutto il mondo, e facilmente accessibili da tutti attraverso il web. Tale necessità deriva da obblighi di legge professionali (Legge n. 251/2000) e di garanzia per la sicurezza delle cure (Legge n. 24 del 2017). La sperimentazione inizia con la proposta effettuata dalla Coordinatrice del Servizio Psichiatrico di diagnosi e Cura  (SPDC) di Manfredonia Dr.ssa Antonietta Papagno e dal  Dott. Stefano Marconcini, allora infermiere clinico dello stesso servizio, dopo che  nel mese di luglio 2015 aveva effettuato la “Summer School” a Bologna, corso  di preparazione  alla terminologia infermieristica.  La sperimentazione è stata fortemente sostenuta dal Direttore del SPDC Dr Savino Dimalta e dalla Dr.ssa Girolama di Gennaro direttrice del servizio infermieristico della ASL Foggia e dal Direttore Generale Dr Vito Piazzolla.

Nel settembre  del 2015 è stata chiesta all’ITALIAN ICNP® RESEARCH & DEVELOPMENT CENTRE presso l’Università La Sapienza di Roma , l’autorizzazione per procedere alla sperimentazione presso l’SPDC di Manfredonia.La Direttrice del Centro di Ricerca,  Prof.ssa Julita Sansoni, ha accordato  in tempi brevi  la sperimentazione ed in seguito è stato acquisito anche il consenso della Direzione generale della ASL Foggia.Ad ottobre è stato costituito il focus group per individuare le diagnosi, outcomes e interventi più frequenti in un servizio psichiatrico di diagnosi e cura cui segue un audit per l’analisi  a campione di 50 cartelle con patologie diverse con lo scopo di individuare i problemi assistenziali più frequenti per poi tradurli in diagnosi ICNP®. Si procede alla scelta delle diagnosi, che ad una prima analisi risultarono nel n. 79, successivamente dopo una revisione nel n. di 45. Il tutto viene comparato al catalogo ICNP® 2013 per la psichiatria  già stilato  dai colleghi inglesi. Dopo attenta analisi del catalogo e della realtà assistenziale in ambito psichiatrico italiano si procede alla determinazione definitiva del gruppo di diagnosi/outcomes/interventi da utilizzare. Dal raffronto si individuano n. 31 diagnosi, 49 outcome e 143 interventi. Il tutto viene rappresentato su uno schema  cartaceo dove si evince la diagnosi, l’outcomes (diagnosi di risultato) e gli interventi per la risoluzione della diagnosi.  Viene definito il protocollo di ricerca e definiti gli obiettivi:

  • Introduzione dello strumento di pianificazione come documento ufficiale e facilitare l’implementazione della cartella infermieristica informatizzata (medio termine);
  • Utilizzare un linguaggio scientifico condiviso per la pianificazione dell’assistenza; (breve termine)
  • Assicurare continuità assistenziale Ospedale/Territorio utilizzando lo stesso linguaggio (medio termine);
  • Migliorare il rapporto tra Infermiere/persona assistita (breve termine);
  • Migliorare il lavoro di equipe (medio termine).

Continua a leggere

COSA NON CAMBIA PER L’INFERMIERISTICA DOPO IL CCNL

A cura  Maurizio Ercolani e Stefano Marconcini

All’alba della sottoscrizione definitiva del nuovo CCNL cerchiamo di analizzare quello che ancora bisogna risolvere e quello che c’è da costruire in vista del prossimo contratto, non solo da un punto di vista “contrattuale o sindacale”, ma anche da un punto di vista di crescita professionale, verso una vera evoluzione dell’Infermieristica come “Scienza”.
Il passaggio da collegio IPASVI a OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche determina sicuramente un momento importante nella storia dell’Infermieristica. Ma non analizzare il presente, considerando  questo momento come punto di arrivo e non di ripartenza dello sviluppo professionale iniziato nel 1994 con la marcia di 50mila è sicuramente ciò che i nostri colleghi non vogliono, non devono e non possono desiderare. Tante sono ancora le criticità che  investono la professione e ci chiedono una riflessione, oggi, per costruire il nostro futuro. Uno degli slogan di quel 1° luglio 1994 fu “Signor dottore ho commesso un gran reato, ho pensato, ho pensato”. Oggi con l’approvazione della Legge 3/2018, meglio conosciuta come “Legge Lorenzin”, ci poniamo a pieno diritto nell’olimpo delle professioni intellettuali.  24 lunghi anni per ottenere finalmente il diritto a pensare.  Eppure, questo momento, importante, ma non esaustivo, non è concepito da tutti I colleghi nella stessa maniera. E proprio questo rischia di identificarlo come punto di arrivo. N   elle unità di degenza ci si rende conto facilmente che il passaggio da uno status sociale che ci vedeva considerati alla stregua di ausiliari dell’arte medica, a professionisti autonomi e responsabili ancora non è avvenuto. E purtroppo non è avvenuto nelle menti dei nostri colleghi, che ancora non si sentono tali. E questo loro sentire passa velocemente, serpeggia  nei corridoi delle corsie, nelle menti dei giovani colleghi, rendendo ancor più spaventoso il futuro. La massiccia presenza di personale medico nei nostri corsi di formazione, unita a questo malcelato malessere di colleghi che in primis non rivendicano il loro essere Infermieri, crea un vissuto emotivo nei giovani che si affacciano alla professione a dir poco devastante. Continua a leggere

EMODIALISI DOMICILIARE: UNA SCELTA VERSO LA LIBERTÀ

A  cura della Dr.ssa Giuseppina Ungaro  Coordinatrice dell’ U. O. di Nefrologia e Dialisi del P.O. Francavilla Fontana (Br).

L’evoluzione della dialisi domiciliare ha segnato le principali tappe della storia della terapia sostitutiva dell’uremia cronica. Nel momento drammatico in cui il paziente apprende di doversi recare a giorni alterni in ospedale per sottoporsi a trattamento dialitico, probabilmente per tutta la vita, la prima domanda che pone al medico è se è possibile eseguirla a domicilio, prima ancora di conoscerne la complessità e le difficoltà da superare. Il primo passaggio fondamentale è l’ informazione che deve dare il medico al paziente;  chiara e precisa. Il paziente ideale è quello adeguatamente informato.  E’ l’opzione di prima scelta per un paziente idoneo, perché lo coinvolge nella conduzione del trattamento  con indubbi vantaggi di tipo psicologico, per la sua crescita dell’ autostima, e anche clinico, per la personalizzazione e la maggiore attenzione posta nella conduzione del trattamento.  Il paziente può scegliere quando eseguire il trattamento in base alle proprie attività lavorative.  Nel nostro caso il paziente poiché lavorava di mattina eseguiva il trattamento  nelle ore pomeridiane. Vi sono almeno tre buone ragioni che spingono il medico a proporre  questo trattamento  a domicilio:

  • La prima  migliorare la qualità della vita;
  • La seconda migliorare l’ efficienza del trattamento;
  • La terza  abbattere i costi della spesa.

Migliorare la qualità della vita ,un aspetto molto importante , perché porta un reale vantaggio nei pazienti, anche per la difficoltà di analizzare la qualità  di vita stessa, quindi la libertà di scegliere quando effettuare il trattamento è di fondamentale importanza,  per una tranquillità psicologica quindi  è essenziale  che ciascun paziente trovi il momento più adatto alle proprie esigenze il più delle volte lavorative.  Nell’emodialisi a domicilio non ci sono limitazioni al numero e alla durata delle sedute, che possono arrivare fino a 3-4 alla settimana, con durata di 3-4 ore.  Applicazioni più frequenti e più brevi , con un   kt/V sotto controllo medico, consentono un miglioramento dello stato generale della riabilitazione lavorativa e della sopravvivenza.  L’efficienza del trattamento è un punto estremamente rilevante in emodialisi domiciliare, dove la personalizzazione del trattamento, con l’ aumento della frequenza della dialisi e della sua durata, porta ad un  maggior benessere  del paziente.  Prendere coscienza della propria malattia e della sua cura, aiuta a curarsi meglio, ed il trattamento condotto nella propria abitazione si traduce in maggior riabilitazione e minor morbilità, oltreché protegge il soggetto  dalle infezioni ospedaliere. Continua a leggere

“LA GESTIONE INFERMIERISTICA DELL’INCONTINENZA URINARIA DALLA PREVENZIONE ALLA CRONICITA’”

Tesi sperimentale. Autrice: Anna Allessandrino

Background: L’incontinenza urinaria consiste nell’emissione involontaria di urina e si distingue in diverse forme: Incontinenza da sforzo (si verifica in seguito a sforzi, esercizio fisico, starnuti o tosse); Incontinenza da urgenza (accompagnata o immediatamente preceduta da urgenza per stimolo minzionale incontrollabile); Incontinenza mista (caratterizzata dalla presenza di entrambe le condizioni, urgenza e sforzo); Enuresi notturna (si manifesta solo durante il sonno); Incontinenza da rigurgito (con assenza o riduzione dello stimolo minzionale); Incontinenza post-minzionale (persistente dopo il normale atto minzionale); Incontinenza riflessa (assenza di stimolo minzionale,  conseguente ad un danno neurologico delle vie spinali o delle aree sovraspinali preposte al controllo del ciclo della minzione). L’ incontinenza urinaria rappresenta una condizione in grado di compromettere la qualità di vita di chi ne è affetto e, nei casi più complessi, può mettere a repentaglio la vita stessa delle persone. Ha risvolti importanti sulla sfera economica e psico-sociale ed è causa di problemi psicologici, occupazionali, relazionali, fisici e sessuali. Visto la diffusione del fenomeno ed anche i costi che incideranno sempre di più sulla spesa sanitaria, è necessario che l’Infermiere sappia gestire i problemi determinati dall’  incontinenza urinaria a tutti i livelli.

Tesi La gestione infermieristica dell’Incontinenza Urinaria dalla prevenzione alla cronicità.

“ASSISTENZA DOMICILIARE AL PAZIENTE AFFETTO DA SLA. STANDARD QUALITATIVI DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA”

Tesi sperimentale. Autrice: Francesca Prisco

Background: La SLA è una malattia degenerativa che colpisce i motoneuroni inferiori del midollo spinale e del tronco encefalico e i motoneuroni superiori che proiettano ai fasci corticospinali. Questi vanno incontro a degenerazione, muoiono e smettono di inviare messaggi ai muscoli. La morte di queste cellule avviene gradualmente nel corso di mesi o anche anni, con un decorso del tutto imprevedibile e differente da soggetto a soggetto con esiti disastrosi per la qualità di vita oltre che per la sua sopravvivenza. L’ incidenza è di circa 3 casi ogni 100.000 abitanti/anno, e la prevalenza è di circa 10 ogni 100.000 abitanti, nei paesi occidentali. Attualmente sono circa 6.000 i malati in Italia, colpisce gli uomini con una frequenza leggermente superiore rispetto alle donne e diventa clinicamente evidente nella quinta decade di vita o più tardi ( l’incidenza aumenta all’aumentare dell’età ). Le cause della malattia sono sconosciute, anche se negli ultimi anni è stato riconosciuto un ruolo sempre più importante alla genetica, come fattore predisponente, che unitamente ad altri fattori (ad esempio ambientali), può contribuire allo sviluppo della malattia. Il trattamento sarà sintomatico e sul miglioramento della qualità di vita attraverso la costruzione di percorsi assistenziali che garantiscano una presa in carico continua che va dal momento della diagnosi alla fase terminale e includeranno le cure palliative.  E’ importante per l’Infermiere saper erogare una assistenza qualificata e specialistica alla persona affetta da SLA ed affiancare la  famiglia che deve farsi carico di un fardello molto duro da un punto di vista psicologico, sociale ed  economico, che mina la qualità della loro vita alle fondamenta.

Tesi Assistenza domiciliare al paziente affetto da SLA. Standard qualitativi dell’assistenza infermieristica.

“DAL SELF-CARE ALL’EMPOWERMENT DELLA PERSONA. FUNZIONE INFERMIERISTICA NEL CAMBIAMENTO DELLO STILE VITA”

Tesi sperimentale. Autore: Guido Pio Prattichizzo

Background: Il self-care spesso tradotto in italiano con i termini, autocura o cura del sè o cura della propria persona, può mirare a mantenere la salute, prevenire malattie e gestire malattie acute, croniche e disabilità.
Il self-care non fa riferimento solo alla cura effettuata direttamente dalla persona su di sè, ma è un concetto allargato anche alle cure fornite ad una persona da parte di altre. Gli altri possono essere i care giver informali o formali come i professionisti sanitari.
Negli ultimi anni tale concetto ha avuto una crescente rilevanza nell’ambito della letteratura internazionale sanitaria, ed in particolare di quella infermieristica, tanto da essere riconosciuta negli anni ’90 come un esito sensibile all’assistenza infermieristica.
Per empowerment, invece, si intende un processo dell’azione sociale attraverso il quale le persone, le organizzazioni e le comunità acquisiscono competenze sulle proprie vite, al fine di cambiare il proprio ambiente sociale e politico per migliorare l’equità e la qualità di vita. L’Infermiere responsabile anche dei processi di educazione sanitaria finalizzati al cambiamento dello stile di vita, deve imparare a padroneggiare
tale funzione.

Tesi Dal Self Care all’empowerment della persona. Funzione infermieristica nel cambiamento dello stile di vita.