Scienze infermieristiche http://www.scienzeinfermieristiche.net Ricerca infermieristica, management infermieristico, cultura infermieristica Sat, 19 May 2018 10:14:19 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.9.2 COSA NON CAMBIA PER L’INFERMIERISTICA DOPO IL CCNL http://www.scienzeinfermieristiche.net/cosa-non-cambia-per-linfermieristica-dopo-il-ccnl/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/cosa-non-cambia-per-linfermieristica-dopo-il-ccnl/#comments Sat, 19 May 2018 10:14:19 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1162 A cura  Maurizio Ercolani e Stefano Marconcini

All’alba della sottoscrizione definitiva del nuovo CCNL cerchiamo di analizzare quello che ancora bisogna risolvere e quello che c’è da costruire in vista del prossimo contratto, non solo da un punto di vista “contrattuale o sindacale”, ma anche da un punto di vista di crescita professionale, verso una vera evoluzione dell’Infermieristica come “Scienza”.
Il passaggio da collegio IPASVI a OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche determina sicuramente un momento importante nella storia dell’Infermieristica. Ma non analizzare il presente, considerando  questo momento come punto di arrivo e non di ripartenza dello sviluppo professionale iniziato nel 1994 con la marcia di 50mila è sicuramente ciò che i nostri colleghi non vogliono, non devono e non possono desiderare. Tante sono ancora le criticità che  investono la professione e ci chiedono una riflessione, oggi, per costruire il nostro futuro. Uno degli slogan di quel 1° luglio 1994 fu “Signor dottore ho commesso un gran reato, ho pensato, ho pensato”. Oggi con l’approvazione della Legge 3/2018, meglio conosciuta come “Legge Lorenzin”, ci poniamo a pieno diritto nell’olimpo delle professioni intellettuali.  24 lunghi anni per ottenere finalmente il diritto a pensare.  Eppure, questo momento, importante, ma non esaustivo, non è concepito da tutti I colleghi nella stessa maniera. E proprio questo rischia di identificarlo come punto di arrivo. N   elle unità di degenza ci si rende conto facilmente che il passaggio da uno status sociale che ci vedeva considerati alla stregua di ausiliari dell’arte medica, a professionisti autonomi e responsabili ancora non è avvenuto. E purtroppo non è avvenuto nelle menti dei nostri colleghi, che ancora non si sentono tali. E questo loro sentire passa velocemente, serpeggia  nei corridoi delle corsie, nelle menti dei giovani colleghi, rendendo ancor più spaventoso il futuro. La massiccia presenza di personale medico nei nostri corsi di formazione, unita a questo malcelato malessere di colleghi che in primis non rivendicano il loro essere Infermieri, crea un vissuto emotivo nei giovani che si affacciano alla professione a dir poco devastante. Il sentirsi  ausiliari dei medici è l’unica realtà che possono vedere davanti a loro. La  Criticità maggiore oggi, che ferma la nostra professione verso riconoscimenti sociali, verso nuove competenze (non rubate ai medici, ma evolute dalle nostre autonomie), verso ambiti e bisogni che la società ci chiede di dare risposta, come l’infermiere di comunità, di famiglia, specialista, ecc.… siamo NOI.  Siamo noi con la nostra FRAGILITA’ del quotidiano, con la nostra non adeguatezza, con la nostra difficoltà ad approcciarci ad una formazione “diversa” da quella tecnica del saper fare o da quella medicistica, noi con il nostro non qualificarci come Infermieri, noi con il nostro non sentirci fratelli (o meglio sorelle, data la preponderanza delle colleghe). Un’altra grandissima criticità, che rallenta lo start up verso un evoluzione della professione infermieristica è la mancanza ancor ‘oggi di un linguaggio standardizzato condiviso con l’utilizzo delle diagnosi infermieristiche per contestualizzare il problema assistenziale con una terminologia  scientifica, coerente con gli standard internazionali e la legislazione vigente. Non dimentichiamoci quanto riportato dalla 251/2000 art. 1 (metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza)  e quanto riportato dalla 24/2017 conosciuta come legge Gelli che stabilisce che gli esercenti le professioni sanitarie devono erogare cure sicure e secondo standard, linee guida e procedure che rappresentino evidenze scientifiche………..                                                                                                                                                                                                  Certamente la nostra vicinanza, fisica ed emotiva, alle persone che assistiamo ci pone un freno all’essere considerati  “ ‘O Professore come il medico”, ma questo deve diventare il nostro punto di forza. L’essere vicino alla persona, che soffre, che cresce, che attraversa un momento difficile del suo percorso, che ha bisogno di essere indirizzata… deve diventare il perno del nostro agire. Ma dobbiamo dare a questo perno il valore che merita. In una società di anziani, di malattie cronico degenerative, di disagio sociale e disabilità fisiche non è più il trattamento immediato della malattia ad essere importante….  Ma il prendersi cura…. L’assistere…. Lo stare vicino…. Il prevenire…        Se noi per primi crediamo in ciò, noi saremmo il miglior veicolo di questo messaggio verso le persone che assistiamo, che capiranno così che non a tutto si può rispondere con il farmaco, con l’intervento chirurgico, con la radioterapia… ma a tutto si può rispondere con l’esserci, lì e per loro. Molti colleghi vivono il demansionamento come vincolo nato da obblighi giuridici o contrattuali. Il demansionamento deve essere visto nella sua forma peggiore, più distruttiva… il demansionamento è il non poter fare per la persona assistita ciò che sappiamo sia necessario fare. Il demansionamento è il gesto ripetuto, è il prelievo inutile, è la rilevazione della temperatura tre volte al giorno, è la compilazione di fogli, fogli, fogli, fogli….  Il demansionamento è anche non poter organizzare il proprio lavoro in autonomia, il non poter decidere, date le risorse a disposizione, come articolare l’assistenza. Non poter decidere chi fa che cosa e come. Non è demansionamento fare un letto occupato oppure una pratica igienica ad una persona non autosufficiente. Demansionamento è non poter decidere come, quando e chi lo fa.  Deve essere l’Infermiere, autonomo e responsabile dell’assistenza, a decidere se “Mario” deve essere accudito da un Oss, due Oss, un Oss ed un Infermiere… nessun altro. Nessun piano di lavoro, nessuna imposizione, nessuna prescrizione… Questa rivendicazione può far crescere i colleghi e la professione. Non è evitando la “padella” che si cresce… ma rivendicandone l’utilizzo consapevole e ragionato. Solo cosi il medico capirà che non siamo un oggetto collegato ad essa (la padella) ma un cervello che decide come utilizzarla per il meglio dell’assistito. Così potremmo rivendicare, dimostrandolo, la necessità di avere personale di supporto e personale qualificato, che siano in grado di dare risposte diversificate ai diversi bisogni ed alle diverse persone che quotidianamente affrontiamo.

Per il domani abbiamo bisogno di un:

  •  Infermiere più competente, esperto, avanzato, conscio del suo posto (vicino all’assistito) ed orgoglioso del suo operato….
  •  Infermiere che utilizza un proprio linguaggio, in grado di definire il problema dell’assistito, della famiglia e della comunità con un linguaggio scientifico e condiviso il tutto il mondo…………..
  •  Infermiere di famiglia e di comunità su tutto il territorio Nazionale,  per  rafforzare le cure primarie fondamentali per spostare l’assistenza nei luoghi di vita dei cittadini…
  •  Infermiere che possa rivendicare il suo ruolo nella sanità, nel sociale, nelle scelte politiche e nella formazionee ricerca univeristaria universitaria…
  • Infermiere che sin dalla prima linea porti avanti questo futuro, credendoci e sentendolo proprio… come 24 anni fa…

Queste sono le lotte se vogliamo crescere e se desideriamo essere considerati veri professionisti da tutta la comunità.

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LESIONI DA PRESSIONI UNA PIAGA SANITARIA: UNO STUDIO PRESSO IL DISTRETTO SOCIO/SANITARIO DI S. MARCO IN LAMIS (FG) http://www.scienzeinfermieristiche.net/lesioni-da-pressioni-una-piaga-sanitaria-uno-studio-presso-il-distretto-sociosanitario-di-s-marco-in-lamis-fg/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/lesioni-da-pressioni-una-piaga-sanitaria-uno-studio-presso-il-distretto-sociosanitario-di-s-marco-in-lamis-fg/#comments Mon, 29 Jan 2018 19:13:48 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1136 Tesi sperimentale. Autore Luigi Leone

Background: Quella delle lesioni cutanee è una realtà in crescita e in stretta correlazione all’aumento della popolazione anziana. Una delle sfide più impegnative che i professionisti sanitari si ritrovano costantemente ad affrontare è proprio la prevenzione di una delle ricorrenti e più temute conseguenze dell’invecchiamento e dell’allettamento: le lesioni da pressione, definite il più complesso tipo di lesione cutanea conosciuta. La prevenzione ed il trattamento delle lesioni da pressione rappresentano in ambito domiciliare ed ospedaliero, un rilevante problema di assistenza sanitaria, che oltre ad impattare negativamente sulla qualità di vita dei pazienti (e dei loro familiari), richiede un notevole impegno gestionale in termini di risorse umane, materiali, tecnologiche e contrariamente a quanto si può pensare, risulta essere una problematica ancora attuale e quindi estremamente interessante per l’assistenza infermieristica.

Tesi Lesioni da pressione una piaga sanitaria.

Poster- 6 regole per prevenire le lesioni da pressione

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IL PROGETTO DEL DISTRETTO DI S. MARCO IN LAMIS: LA GESTIONE INFORMATIZZATA DEL PAZIENTE CRONICO TERRITORIALE CON UTILIZZO DELLE DIAGNOSI ICNP® http://www.scienzeinfermieristiche.net/il-progetto-del-distretto-di-s-marco-in-lamis-la-gestione-informatizzata-del-paziente-cronico-territoriale-con-utilizzo-delle-diagnosi-icnp/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/il-progetto-del-distretto-di-s-marco-in-lamis-la-gestione-informatizzata-del-paziente-cronico-territoriale-con-utilizzo-delle-diagnosi-icnp/#comments Sun, 17 Sep 2017 19:59:10 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1092 Autori: Carla Lara d’Errico, Girolama De Gennaro, Stefano Marconcini, Gregorio Paccone

La vision e la mission del progetto

L’assetto da cui si parte fonda su tre certezze ormai ampiamente riconosciute e normate nella sanità italiana:

  • L’Infermiere è il responsabile dell’assistenza generale infermieristica;
  • L’assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa;
  • Gli infermieri espletano le proprie funzioni “… utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza”.

A partire da queste certezze deriva, come naturale conseguenza, la consapevolezza che la Diagnosi Infermieristica costituisce la base sulla quale scegliere gli interventi infermieristici volti a raggiungere dei risultati di cui l’Infermiere è responsabile.

Pertanto emerge un urgente bisogno di implementare l’uso delle diagnosi infermieristiche nei setting assistenziali distrettuali in cui opera l’Infermiere.

Nell’articolo gli autori motivano la scelta del linguaggio infermieristico standardizzato ICNP® e la decisione di utilizzare la cartella informatizzata distrettuale

LEGGI L’INTERO ARTICOLO

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NURSING NARRATIVO E DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ http://www.scienzeinfermieristiche.net/nursing-narrativo-e-disturbo-borderline-di-personalita/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/nursing-narrativo-e-disturbo-borderline-di-personalita/#comments Tue, 25 Jul 2017 09:41:46 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1013 UNIVPM 3. Lettere della Facoltà maggio-giugno 2017  pag 32

Il presente lavoro cerca di coniugare la medicina narrativa, che ha tra le sue finalità il recupero del sentire la propria malattia, del viverla, accettarla e superarne le difficoltà (presenti e future), con un utente difficile, forse il più difficile, con cui instaurare una relazione interpersonale talmente profonda e con implicazioni emotive tali da rendere efficace il nursing narrativo. E’ una sfida difficile che mette il professionista, e l’intera equipe assistenziale, di fronte a se stessi, alle proprie difficoltà, resistenze, ponendo al centro del sistema di cura, e di accudimento, la relazione con l’assistito….

per il resto dell’articolo continuare nel link sottostante: 3. Lettere della Facoltà maggio-giugno 2017

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EMODIALISI DOMICILIARE: UNA SCELTA VERSO LA LIBERTÀ http://www.scienzeinfermieristiche.net/emodialisi-domiciliare-una-scelta-verso-la-liberta/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/emodialisi-domiciliare-una-scelta-verso-la-liberta/#comments Thu, 11 May 2017 15:29:07 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=998 A  cura della Dr.ssa Giuseppina Ungaro  Coordinatrice dell’ U. O. di Nefrologia e Dialisi del P.O. Francavilla Fontana (Br).

L’evoluzione della dialisi domiciliare ha segnato le principali tappe della storia della terapia sostitutiva dell’uremia cronica. Nel momento drammatico in cui il paziente apprende di doversi recare a giorni alterni in ospedale per sottoporsi a trattamento dialitico, probabilmente per tutta la vita, la prima domanda che pone al medico è se è possibile eseguirla a domicilio, prima ancora di conoscerne la complessità e le difficoltà da superare. Il primo passaggio fondamentale è l’ informazione che deve dare il medico al paziente;  chiara e precisa. Il paziente ideale è quello adeguatamente informato.  E’ l’opzione di prima scelta per un paziente idoneo, perché lo coinvolge nella conduzione del trattamento  con indubbi vantaggi di tipo psicologico, per la sua crescita dell’ autostima, e anche clinico, per la personalizzazione e la maggiore attenzione posta nella conduzione del trattamento.  Il paziente può scegliere quando eseguire il trattamento in base alle proprie attività lavorative.  Nel nostro caso il paziente poiché lavorava di mattina eseguiva il trattamento  nelle ore pomeridiane. Vi sono almeno tre buone ragioni che spingono il medico a proporre  questo trattamento  a domicilio:

  • La prima  migliorare la qualità della vita;
  • La seconda migliorare l’ efficienza del trattamento;
  • La terza  abbattere i costi della spesa.

Migliorare la qualità della vita ,un aspetto molto importante , perché porta un reale vantaggio nei pazienti, anche per la difficoltà di analizzare la qualità  di vita stessa, quindi la libertà di scegliere quando effettuare il trattamento è di fondamentale importanza,  per una tranquillità psicologica quindi  è essenziale  che ciascun paziente trovi il momento più adatto alle proprie esigenze il più delle volte lavorative.  Nell’emodialisi a domicilio non ci sono limitazioni al numero e alla durata delle sedute, che possono arrivare fino a 3-4 alla settimana, con durata di 3-4 ore.  Applicazioni più frequenti e più brevi , con un   kt/V sotto controllo medico, consentono un miglioramento dello stato generale della riabilitazione lavorativa e della sopravvivenza.  L’efficienza del trattamento è un punto estremamente rilevante in emodialisi domiciliare, dove la personalizzazione del trattamento, con l’ aumento della frequenza della dialisi e della sua durata, porta ad un  maggior benessere  del paziente.  Prendere coscienza della propria malattia e della sua cura, aiuta a curarsi meglio, ed il trattamento condotto nella propria abitazione si traduce in maggior riabilitazione e minor morbilità, oltreché protegge il soggetto  dalle infezioni ospedaliere.ebbene i vantaggi clinici, più volte sottolineati , siano preponderanti , in un momento in cui la pressione sui nostri Centri è principalmente legata al contenimento dei costi, l’ importanza delle scelte ricade anche sugli aspetti economici, fortunatamente estremamente favorevoli per quanto riguarda l’ emodialisi domiciliare. Assodato che  anche  il vantaggio economico è importante con l’ abolizione degli spostamenti casa-centro  non solo il costo della dialisi scende di almeno il 15-20 %, anche la  dipendenza dal personale è ridotta al minimo, con un ulteriore risparmio della spesa.

La principale difficoltà rilevata in questi ultimi anni è culturale  nel fare accettare la proposta di emodialisi  domiciliare, perché questa viene vista come una terapia difficile e pericolosa. Il rifiuto preconcetto, l’ignoranza e la pigrizia mentale , ovvero la mancanza di  un personale convincimento e del coraggio di andare anche contro corrente  di chi dirige  il centro di emodialisi sono uno dei principali limiti alla ripresa dell’EDD (emodialisi domiciliare). Il personale medico eviterà così difficili aspetti organizzativi, quello infermieristico potrà continuare con una più semplice gestione tradizionale in sala dialisi, i pazienti continueranno a lasciarsi gestire passivamente e le amministrazioni  ad evitare complicazioni burocratiche o legislative.    Il paziente si sente spesso più sicuro nell’essere seguito in un Centro e quindi la domiciliare non viene vista come un privilegio, ma viene rifiutata perché vista come un lavoro aggiunto, per la diffusa teoria de “tutto è dovuto”.       Anche l’ età  e la comorbidità  dei pazienti e dei loro familiari ,  è un grosso limite, come la possibilità di disporre di un domicilio adatto.

L’ emodialisi domiciliare viene proposta a quei pazienti che rispondono a dei requisiti ben precisi:

  • Buone  condizioni cliniche
  • Condizioni igienico sanitarie adeguate
  • Ambiente adeguato per la sistemazione del monitor per il trattamento emodialitico
  • Desiderio di indipendenza
  • Capacità di controllo dell’ ansia
  • Familiare  idoneo  da sottoporre all’ addestramento

Il personale del centro Dialisi di  Francavilla Fontana ha avuto il piacere di partecipare a questa splendida esperienza. Il paziente ed il partner  iniziarono a svolgere il trattamento presso il proprio centro di appartenenza l’Ospedale ”D. Camberlingo”  P.O Francavilla Fontana. Dopo aver adeguatamente  informato sia il paziente che il parente  ebbe   iniziò  un periodo di addestramento ossia il training presso il centro   di circa 8-12 settimane.

Durante la formazione sia il paziente che il familiare nel nostro caso la moglie impararono a:

  • Pungere la propria fistola
  • Montare il monitor
  • Metterlo in aspirazione
  • Monitorare la macchina  e risolvere gli eventuali problemi
  • Attaccare e staccare il paziente
  • controllare i parametri vitali dello stesso durante la seduta dialitica
  • annotare scrupolosamente tutti i dati
  • pulire l’ apparecchio e la stanza in cui si svolge la dialisi
  • effettuare a fine trattamento disinfezione e sterilizzazione del monitor
  • ordinare il materiale ed eventuali minime scorte.

Il familiare è stato formato sia con delle lezioni teoriche che pratiche dal personale dedicato, nel nostro caso dall’infermiere ”tutor” che si occupava dell’ addestramento. Ha formato  la moglie del paziente con delle lezioni teoriche sull’emodialisi, il monitor da usare,il montaggio  e la sterilizzazione dello stesso a fine trattamento. La signora, ha fatto proprie tutte le nozioni sino ad avere un bagaglio teorico pratico  necessario per intraprendere il percorso dell’assistenza. L’istruzione è la chiave per la scelta del paziente e del trattamento domiciliare. In Italia la cultura della dialisi autogestita è carente e urgono programmi di formazione non solo per i pazienti , che devono almeno conoscere nel dettaglio le scelte possibili, ma anche per tutti gli operatori, che spesso sono spaventati dall’autogestione dei pazienti.La sperimentazione del trattamento emodialitico  a domicilio raccontata dal nostro paziente,  non è possibile vedere il video che il paziente  ha inviato , ma posso scrivervi il suo messaggio.

“Sono………………………..ho iniziato il trattamento dialitico presso il Centro di Francavilla il…………………….Come tutti i pazienti dovevo recarmi tre giorni a settimana in ospedale per effettuare il trattamento, con un calendario molto rigido, mi sentivo imprigionato in una gabbia. Un evento improvviso e inatteso, dà uno scossone alla quotidianità è mette in pericolo quello che di buono avevo cercato di costruire; sono questi i motivi che mi hanno fatto avvicinare all’idea della dialisi domiciliare. Se decidevo di andare qualche giorno al mare o in montagna, prima era necessario che chi mi teneva in cura trovasse una struttura idonea  nei giorni di vacanza mi ospitasse per le sedute dialitiche. Vi posso assicurare che gli operatori del mio centro facevano salti mortali per trovare la disponibilità, a volte senza successo.

Visto il mio disagio , con l’equipe medica del centro, poiché idoneo alla domiciliare, abbiamo deciso di intraprendere questo percorso assistenziale. Non me lo lasciai ripetere ancora una volta io e mia moglie prendemmo la decisione di iniziare quella esperienza domiciliare. La comunicazione chiara e costante, così come un buon rapporto di fiducia con il team che si prendeva cura di me e ci addestrava, sono aspetti chiave per la buona riuscita del training preparatorio.

Prima abbiamo fatto un training teorico dove l’ infermiere ed il medico ci hanno spiegato cosa e’ un trattamento dialisi, come pungere una fistola e come usare il monitor a me dedicato.

Tanti sono stati gli ostacoli burocratici  e le autorizzazioni  che ho dovuto richiedere alla asl di appartenenza,  come l’ idoneità  al montaggio della piccola centrale per il trattamento acquee  e la sistemazione del monitor che mi permetteva di vivere.  Dopo vari  sopralluoghi e controlli hanno deciso che l’ ambiente,ossia la mia abitazione era idonea e quindi il mio sogno, la mia autonomia prendeva forma.

Dopo il training teorico siamo passati alle lezioni pratiche, qui non nego di aver avuto paura quando  mi sono trovato davanti una persona che non era del personale sanitario, ma mia moglie che si accingeva a pungere la mia fistola. Chi fa dialisi sa che l’ accesso vascolare è sacro, è vitale per sopravvivere. Presto ho capito che le mie paure iniziali erano svanite perché il team che si occupava di noi aveva addestrato in maniera eccellente mia moglie e aveva dato anche a me le nozioni giuste per mettere a tacere le mie paure. Un equilibrio  perfetto raggiunto con fatica che mi ha permesso di non lasciare il lavoro e di vivere una vita “normale”.

Con me il destino è stato molto clemente perché dopo 5 anni mi ha regalato un trapianto di rene da cadavere. Così finalmente sono tornato a vivere.

Coraggio, entusiasmo, amore e voglia di vivere sono gli ingredienti che il nostro paziente amalgama quotidianamente e gli permettono di vivere felice e soddisfatto della sua vita, facendoli quasi dimenticare di essere stato sottoposto a trapianto di rene dopo aver effettuato per anni il trattamento dialitico.

Conclusioni

In un epoca come questa in cui l’ EDD potrebbe tornare ad essere un obiettivo  della nefrologia non possiamo nasconderci  che è in ascesa la visione , che un’ automedicazione guidata, responsabile, cosciente ma soprattutto personalizzata e  attuata al proprio domicilio, sarebbe desiderata e desiderabile. Il paziente all’interno del S.S,N.  avrà una centralità sempre maggiore e che il principio paternalistico che ha governato il rapporto medico-paziente sino al secolo scorso lascia il posto al principio di autonomia e rispetto , ove scienza ,coscienza e approppriatezza dell’ uso delle risorse dovranno ricevere la nostra più grande attenzione.

Testi Consigliati:

  • Intervista al Prof. Vercellone .A (2000), coraggioso pioniere della nefrologia italiana;
  • A. Vercellone riflessioni sull’ emodialisi domiciliare;
  • Segoloni G, Tognarelli G, aspetti socio-organizzativi della dialisi domiciliare;
  • Ha ancora senso fare l’emodialisi domiciliare?supplemento al giornale di tecniche Nefrologiche e Dialitiche  a cura di Marco Lombardi.

 

 

 

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l’AOU Federico II di Napoli: un progetto per la sicurezza e la qualità delle cure http://www.scienzeinfermieristiche.net/laou-federico-ii-di-napoli-un-progetto-per-la-sicurezza-e-la-qualita-delle-cure/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/laou-federico-ii-di-napoli-un-progetto-per-la-sicurezza-e-la-qualita-delle-cure/#comments Thu, 27 Apr 2017 19:58:50 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=991 locandino convegno

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“LA GESTIONE INFERMIERISTICA DELL’INCONTINENZA URINARIA DALLA PREVENZIONE ALLA CRONICITA’” http://www.scienzeinfermieristiche.net/la-gestione-infermieristica-dellincontinenza-urinaria-dalla-prevenzione-alla-cronicita/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/la-gestione-infermieristica-dellincontinenza-urinaria-dalla-prevenzione-alla-cronicita/#comments Sun, 26 Feb 2017 19:05:27 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=981 Tesi sperimentale. Autrice: Anna Allessandrino

Background: L’incontinenza urinaria consiste nell’emissione involontaria di urina e si distingue in diverse forme: Incontinenza da sforzo (si verifica in seguito a sforzi, esercizio fisico, starnuti o tosse); Incontinenza da urgenza (accompagnata o immediatamente preceduta da urgenza per stimolo minzionale incontrollabile); Incontinenza mista (caratterizzata dalla presenza di entrambe le condizioni, urgenza e sforzo); Enuresi notturna (si manifesta solo durante il sonno); Incontinenza da rigurgito (con assenza o riduzione dello stimolo minzionale); Incontinenza post-minzionale (persistente dopo il normale atto minzionale); Incontinenza riflessa (assenza di stimolo minzionale,  conseguente ad un danno neurologico delle vie spinali o delle aree sovraspinali preposte al controllo del ciclo della minzione). L’ incontinenza urinaria rappresenta una condizione in grado di compromettere la qualità di vita di chi ne è affetto e, nei casi più complessi, può mettere a repentaglio la vita stessa delle persone. Ha risvolti importanti sulla sfera economica e psico-sociale ed è causa di problemi psicologici, occupazionali, relazionali, fisici e sessuali. Visto la diffusione del fenomeno ed anche i costi che incideranno sempre di più sulla spesa sanitaria, è necessario che l’Infermiere sappia gestire i problemi determinati dall’  incontinenza urinaria a tutti i livelli.

Tesi La gestione infermieristica dell’Incontinenza Urinaria dalla prevenzione alla cronicità.

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“ASSISTENZA DOMICILIARE AL PAZIENTE AFFETTO DA SLA. STANDARD QUALITATIVI DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA” http://www.scienzeinfermieristiche.net/assistenza-domiciliare-al-paziente-affetto-da-sla-standard-qualitativi-dellassistenza-infermieristica/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/assistenza-domiciliare-al-paziente-affetto-da-sla-standard-qualitativi-dellassistenza-infermieristica/#comments Thu, 23 Feb 2017 20:49:40 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=961 Tesi sperimentale. Autrice: Francesca Prisco

Background: La SLA è una malattia degenerativa che colpisce i motoneuroni inferiori del midollo spinale e del tronco encefalico e i motoneuroni superiori che proiettano ai fasci corticospinali. Questi vanno incontro a degenerazione, muoiono e smettono di inviare messaggi ai muscoli. La morte di queste cellule avviene gradualmente nel corso di mesi o anche anni, con un decorso del tutto imprevedibile e differente da soggetto a soggetto con esiti disastrosi per la qualità di vita oltre che per la sua sopravvivenza. L’ incidenza è di circa 3 casi ogni 100.000 abitanti/anno, e la prevalenza è di circa 10 ogni 100.000 abitanti, nei paesi occidentali. Attualmente sono circa 6.000 i malati in Italia, colpisce gli uomini con una frequenza leggermente superiore rispetto alle donne e diventa clinicamente evidente nella quinta decade di vita o più tardi ( l’incidenza aumenta all’aumentare dell’età ). Le cause della malattia sono sconosciute, anche se negli ultimi anni è stato riconosciuto un ruolo sempre più importante alla genetica, come fattore predisponente, che unitamente ad altri fattori (ad esempio ambientali), può contribuire allo sviluppo della malattia. Il trattamento sarà sintomatico e sul miglioramento della qualità di vita attraverso la costruzione di percorsi assistenziali che garantiscano una presa in carico continua che va dal momento della diagnosi alla fase terminale e includeranno le cure palliative.  E’ importante per l’Infermiere saper erogare una assistenza qualificata e specialistica alla persona affetta da SLA ed affiancare la  famiglia che deve farsi carico di un fardello molto duro da un punto di vista psicologico, sociale ed  economico, che mina la qualità della loro vita alle fondamenta.

Tesi Assistenza domiciliare al paziente affetto da SLA. Standard qualitativi dell’assistenza infermieristica.

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“DAL SELF-CARE ALL’EMPOWERMENT DELLA PERSONA. FUNZIONE INFERMIERISTICA NEL CAMBIAMENTO DELLO STILE VITA” http://www.scienzeinfermieristiche.net/dal-self-care-allempowerment-della-persona-funzione-infermieristica-nel-cambiamento-dello-stile-vita/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/dal-self-care-allempowerment-della-persona-funzione-infermieristica-nel-cambiamento-dello-stile-vita/#comments Thu, 23 Feb 2017 20:32:56 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=952 Tesi sperimentale. Autore: Guido Pio Prattichizzo

Background: Il self-care spesso tradotto in italiano con i termini, autocura o cura del sè o cura della propria persona, può mirare a mantenere la salute, prevenire malattie e gestire malattie acute, croniche e disabilità.
Il self-care non fa riferimento solo alla cura effettuata direttamente dalla persona su di sè, ma è un concetto allargato anche alle cure fornite ad una persona da parte di altre. Gli altri possono essere i care giver informali o formali come i professionisti sanitari.
Negli ultimi anni tale concetto ha avuto una crescente rilevanza nell’ambito della letteratura internazionale sanitaria, ed in particolare di quella infermieristica, tanto da essere riconosciuta negli anni ’90 come un esito sensibile all’assistenza infermieristica.
Per empowerment, invece, si intende un processo dell’azione sociale attraverso il quale le persone, le organizzazioni e le comunità acquisiscono competenze sulle proprie vite, al fine di cambiare il proprio ambiente sociale e politico per migliorare l’equità e la qualità di vita. L’Infermiere responsabile anche dei processi di educazione sanitaria finalizzati al cambiamento dello stile di vita, deve imparare a padroneggiare
tale funzione.

Tesi Dal Self Care all’empowerment della persona. Funzione infermieristica nel cambiamento dello stile di vita.

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I modelli Teorici di riferimento e i linguaggi standardizzati, quali utilizzare. http://www.scienzeinfermieristiche.net/i-modelli-teorici-di-riferimento-e-i-linguaggi-standardizzati-quali-utilizzare-7/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/i-modelli-teorici-di-riferimento-e-i-linguaggi-standardizzati-quali-utilizzare-7/#comments Wed, 25 May 2016 19:21:57 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=831 7° Parte

Tassonomie, Linguaggi e Teorie: necessità, professionalità o moda?

A cura di Stefano Marconcini e Maurizio Ercolani

Il modello delle prestazioni infermieristiche, il modello funzionale di Gordon, le  tassonomie  Nanda International,  Noc e Nic, il Linguaggio standardizzato ICNP, una palude in cui l’Infermiere stenta ad orizzontarsi e spesso, oltre a domandarsi quali utilizzare, evita di porsi il dilemma. Da un passato recente in cui l’assistenza era confinata ad un analisi dei bisogni secondo il modello di Virginia Henderson (legato alla piramide di Maslow), e solo pochi infermieri conoscevano, ed ancor di meno applicavano, i modelli di Orem, Peplau o altri teorici; oggi in Italia vediamo l’utilizzo, seppure a macchia di leopardo, soprattutto di due modelli di pianificazione: il modello delle prestazioni infermieristiche della Prof.ssa Marisa Cantarelli e il sistema di Marjory Gordon coniugato con le diagnosi Nanda-I, outcomes  Noc e gli  interventi Nic dell’University of Iowa. Quest’implementazione e differenziazione nello studio, e nel conseguente utilizzo pratico, è stata determinata dall’insegnamento universitario, ed ha seguito la strada indicata dal corpo docente dei vari istituti universitari; spesso indirizzati verso un unico modello, senza spingere gli studenti all’analisi ed all’applicazione di vari modelli, confrontandoli in vari setting assistenziali. Sempre dal mondo universitario, in questi ultimi anni si sta assistendo all’evoluzione del linguaggio standardizzato ICNP®, vero e proprio linguaggio codificato (numerico) utilizzato in diverse parti del mondo e diffuso dall’ICN. Grazie alle varie combinazioni di termini (suddivisi in 7 assi) è possibile creare delle diagnosi, degli interventi e degli outcomes. Analizziamo ora i presupposti teorici e le caratteristiche pratiche di questi modelli, al fine di indurre un ragionamento dei professionisti verso la scelta più appropriata per implementarne nel  proprio servizio la formazione e l’utilizzo.

Il modello delle prestazioni Infermieristiche

L’Assistenza Infermieristica, per la Prof.ssa Marisa Cantarelli è un comportamento osservabile che si attua mediante lo svolgimento di un complesso di azioni fra loro coordinate, per risolvere un bisogno specifico manifestatosi in un cittadino/malato. Si evince in tale definizione il significato di “azioni fra loro coordinate”, la cui interpretazione facilità la pianificazione del processo assistenziale.

Focus del modello concettuale: Concetto: bisogno di assistenza infermieristica. Esigenza da parte dell’uomo di ricevere assistenza infermieristica qualora si verifichino particolari condizioni fisiche o psichiche che lo richiedano. Il bisogno di assistenza infermieristica può essere soddisfatto unicamente dal professionista Infermiere, in quanto egli possiede la conoscenza, la competenza tecnica e l’indirizzo deontologico che possono portare alla risoluzione del bisogno.

  • Uomo-persona, visto come un “insieme” attraverso la teoria dei sistemi “Non analizzare solo i singoli elementi ma tutta la realtà”. Le parti sono tra loro collegate o interfacciate in una struttura complessiva.
  • Salute-malattia e ambiente-società, concetti non statici ma flessibili, legati a ciò che ci circonda: l’uomo stesso ha un concetto di salute diverso spesso riferito anche all’ambiente che lo circonda.
  • Assistenza infermieristica, esplicitata nella sua definizione: comportamento osservabile che si attua mediante lo svolgimento di un complesso di azioni tra loro coordinate per risolvere un bisogno specifico manifestatosi in una persona.

Nel modello teorico possiamo individuare tre elementi principali:

  • La prestazione risolve un bisogno specifico;
  • La prestazione è un complesso di azioni coordinate;
  • È un risultato.

Nell’ambito di ciascuna prestazione l’infermiere, durante lo  svolgimento della sua attività professione si preoccuperà di :

  • Indirizzare
  • Guidare
  • Sostenere
  • Compensare
  • Sostituire

Nella realizzazione della sua attività professionale l’Infermiere avrà necessità di  rafforzare l’empowerment,  di completa autonomia e di una forte motivazione.

Analizziamo il significato che la Prof.ssa Cantarelli attribuisce alle azioni di assistenza infermieristica:

Indirizzare: si intende con tale termine la capacità di orientare l’individuo grazie ad un criterio di scelta ottimale; l’individuo apprese determinate conoscenze è capace di procedere autonomamente;

Guidare: l’Infermiere sorregge la persona nelle proprie scelte affinché essa sia in grado, fornite determinate conoscenze di assolvere ai propri bisogni;

Sostenere: si sostiene  quando si contribuisce a mantenere una condizione di stabilità; la persona messa nelle condizioni di farlo è in grado di mantenere una propria stabilità;

Compensare: con questa parola s’intende un intervento riparatore, parziale, a favore di una condizione in parte compromessa;

Sostituire: anche se abbastanza evidente il termine sostituire implica l’espletare funzioni di altri con ausili di ogni genere.

Illustrati  i concetti di bisogno, uomo, salute e ambiente, l’autrice individua i bisogni di assistenza infermieristica:

Bisogni di assistenza infermieristica Prestazioni infermieristiche
bisogno di respirare assicurare la respirazione
bisogno di alimentarsi e idratarsi assicurare l’alimentazione e l’idratazione
bisogno di eliminazione urinaria e intestinale assicurare l’eliminazione urinaria e intestinale
bisogno di igiene assicurare l’igiene
bisogno di movimento assicurare il movimento
bisogno di riposo e sonno assicurare il riposo e il sonno
bisogno di mantenere la funzione cardiocircolatorie assicurare la funzione cardiocircolatoria
bisogno di un ambiente sicuro assicurare un ambiente sicuro
bisogno di interazione nella comunicazione assicurare l’interazione nella comunicazione
bisogno di procedure terapeutiche applicare le procedure terapeutiche
bisogno di procedure diagnostiche eseguire le procedure diagnostiche

Come si può dedurre dalla tabella, ad ogni bisogno corrisponde una prestazione infermieristica.

Riprendendo il concetto che la prestazione infermieristica è un complesso di azioni coordinate, le azioni sono da considerarsi come un insieme di atti fisici e/o verbali e/o mentali effettuati  tramite  una successione logica, che l’infermiere può eseguire per raggiungere un obiettivo specifico. Più atti costituiscono quindi un’azione, mentre più azioni finalizzate alla risoluzione di un bisogno della persona costituiscono la prestazione. La risposta di un bisogno della persona  può essere risolta  utilizzando azioni diverse che il professionista infermiere sceglierà in base alla valutazione del singolo caso trattato. Nella fase della decision making si presuppone che ogni azione sia  collegata al bisogno specifico espresso dalla persona e indirizzata alla risoluzione dello stesso.  La pianificazione assistenziale con il modello delle prestazioni infermieristiche risulta semplice in quanto una volta individuato il Bisogno di assistenza infermieristica e stabilito l’obiettivo il professionista deve solo individuare il tipo di azione da erogare per risolvere il bisogno di assistenza infermieristica da indirizzare a sostituire come già sopra riportato. Questo modello, semplice, veloce e pratico, risulta essere facilmente implementabile in servizi ospedalieri con tempi di degenza brevi, inferiori ai 3 giorni; rivolti a persone con problematiche acute e risolvibili con l’intervento diretto ed immediato dell’infermiere. Nascendo in un quadro operativo prestazionale è naturale immaginarlo in strutture organizzate per funzioni, con piani di lavoro rigidi e codificati, strutturati per compiti ben delineati e riferibili a singole figure e professioni. Per quanto riguarda l’accertamento infermieristico o la valutazione assistenziale questa andrà redatta in relazione agli 11 bisogni di assistenza infermieristica. L’informatizzazione di una cartella basata sul modello delle prestazione infermieristiche è abbastanza semplice in quanto il processo si basa sostanzialmente sull’individuazione del Bai dell’obiettivo assistenziale e dell’azione di assistenza infermieristica. La valutazione può essere effettuata in modalità predefinita oppure con un campo aperto.

Attraverso la cartella informatizzata diventa semplice individuare i Bai più frequenti in una realtà operativa, vedendone l’incidenza correlata a diagnosi mediche, caratteristiche di utenti, zona geografica di appartenenza. Inoltre l’utilizzo di obiettivi predefiniti, ad esempio utilizzando la tassonomia NOC  può indirizzare su quali sono gli  obiettivi più frequenti per Bai e le azioni di assistenza infermieristica più frequentemente correlate ai Bai ed agli  obiettivi. Lo strumento inoltre facilità il calcolo del peso assistenziale e naturalmente la ricerca infermieristica. Il modello teorico della Cantarelli uno dei pochi Italiani è sicuramente molto valido e di facile applicabilità, soltanto che è limitato in campo di nursing psichiatrico in quanto la maggior parte dei problemi di natura psicologica e psichiatrica dovrebbero confluire nel  bisogno di interazione nella comunicazione  e nel bisogno di sicurezza e chi lavora in campo psichiatrico sa che in realtà ci sono dei problemi assistenziali come ad esempio la difficoltà del coping o i disturbi dell’immagine corporea difficile da far confluire in uno dei bisogni di assistenza infermieristica di questo modello.

Sotto riportiamo un esempio di cartella infermieristica informatizzata  con il modello delle prestazioni infermieristiche:

ACCERTAMENTO

Articolo 7 imm 1

PIANIFICAZIONE

Articolo 7 imm 2

 

La pianificazione dell’assistenza con il modello Gordon diagnosi infermieristica Nanda-I e tassonomie Noc e Nic.

La pianificazione con questo sistema è molto analitica e completa,  prevede un attenta analisi della persona assistita compresi i problemi assistenziali di natura psicologica e psichiatrica, carenti invece nel modello teorico precedentemente illustrato. La pianificazione inizia con la valutazione della persona assistita attraverso  l’accertamento infermieristico utilizzando  gli 11 modelli funzionali di Marjory Gordon. La descrizione e la valutazione dei modelli di salute permette al professionista di identificare i modelli che sono funzionali (punti di forza della persona) e quelli che sono disfunzionali (diagnosi infermieristiche) facilitando l’accertamento di base e il processo diagnostico. Riportiamo l’elenco dei modelli funzionali: Modelli funzionali della salute secondo M. Gordon

  1. Percezione e gestione della salute
  2. Nutrizione e metabolismo
  3. Eliminazione
  4. Attività e esercizio fisico
  5. Riposo e sonno
  6. Cognizione e percezione
  7. Percezione di sé e concetto di sé(stima ed autostima)
  8. Ruolo e relazione
  9. Sessualità e riproduzione
  10. Coping  e tolleranza allo stress
  11. Valori e convinzioni.

A ogni modello funzionale  corrispondono  un pool di diagnosi Nanda I, se durante l’accertamento infermieristico si rileva un modello disfunzionale e possibile ricercare  la diagnosi infermieristica Nanda-I direttamente collegata. La tassonomia NANDA –I  riguarda le diagnosi infermieristiche, per diagnosi infermieristica si intende “il giudizio clinico sulle risposte di un individuo, di una famiglia o di una comunità a problemi di salute attuali o potenziali” quindi la  diagnosi sottende, come vedremo anche parlando di NIC e NOC, un processo decisionale che porta alla formulazione di una definizione, corredata di caratteristiche definenti (segni e sintomi),di fattori correlati o di fattori di rischio. Questo nel caso si parli di una diagnosi infermieristica focalizzata su un problema di salute attuale, ma dal profilo professionale l’Infermiere è  deputato anche alla prevenzione ed alla promozione del benessere, esistono anche diagnosi di rischio (potenziali, quindi senza segni o sintomi, ma solo con fattori di rischio) e diagnosi di promozione della salute. Questo processo decisionale, basandosi su un processo di raccolta e di analisi dei dati, permette di progettare un piano di assistenza, individuale, di gruppo o rivolto alla comunità. La NANDA (acronimo di North American Nursing Diagnosis Association, Associazione Nord Americana per la Diagnosi Infermieristica)  nasce proprio per mettere ordine nel caos di definizioni esistenti nel nord America prima ed a livello internazionale poi (NANDA International). In un crescendo di complessità e di nuove frontiere per il personale Infermieristico la necessità di uniformare i linguaggi diventa quindi necessaria per mantenere una specificità ed una scientificità validate e funzionali. A questo punto individuata la diagnosi secondo la tassonomia Nanda-I con caratteristiche definenti  e fattori correlati o fattori di rischio se diagnosi potenziali, bisogna stabilire la priorità per definire dove concentrare subito l’intervento del professionista Infermiere, di seguito si individuano gli esiti utilizzando la classificazione Noc. La classificazione NOC (Nursing Outcomes Classification), sviluppata da Moorhead S., Johnson M, Maas  M., E. Swanson   ci fornisce un elenco  di risultati identificati, definiti e misurabili attraverso scale di Likert. Essi vanno scelti già nelle prime fasi del progetto assistenziale, da subito iniziamo a “pensare” gli esiti a cui vorremmo arrivare, tenendo conto delle risorse a disposizione, dell’utente, del nostro servizio, del contesto sociale ed altro. Tale valutazione potrà poi essere nuovamente effettuata per valutare l’andamento del nostro intervento ed infine per valutare gli esiti alla fine ed a breve o lungo termine.

Definiti i Noc si individuano gli interventi infermieristici. La metodologia prevede la classificazione NIC (Nursing Interventation Classification), tassonomia sviluppata ed aggiornata dalla Bulechek G., Butcher H.,  J. Dochterman, C. Wagner costituita da interventi di assistenza diretta o indiretta, prescritti dall’infermiere, ed eseguiti direttamente o tramite personale di supporto. Essi sono, di fatto, dei raggruppamenti di attività infermieristiche, eseguibili tutti o in parte, all’interno dell’intervento assistenziale complessivo. Questo modello di pianificazione dell’assistenza permette di calcolare la quantità di assistenza da erogare alla persona attraverso la tempistica indicata nei Nic, dove sono indicati dei tempi minimi e massimi in relazione alle attività necessarie per risoluzione del NIC. Con questo sistema oltre alla possibilità di quantificare il personale necessario e la tipologia di professionisti, è possibile individuare la complessità assistenziale dell’assistito in relazione alle attività da erogare. E’ un sistema abbastanza complesso che prevede l’utilizzo di diverse terminologie e richiede un tempo abbastanza elevato da dedicare ad ogni singolo utente. E’ fondamentale una buona formazione prima dell’utilizzo di questo modello per capire prima di tutto come formulare correttamente l’accertamento, come individuare correttamente la diagnosi infermieristica e per i vari collegamenti con gli esiti e gli interventi. Vista la complessità e il tempo necessario per la compilazione è maggiormente indicato quando i ricoveri non sono eccessivamente brevi e per le persone affette da patologia cronica. Il modello si presta bene ad essere utilizzato in organizzazioni che prevedono modelli assistenziali quali il primary nurse o il case managment, quindi la presa in carico diretta della persona assistita da parte di un operatore che lo accompagna nel percorso.  Un altro elemento a favore e che si inizia a parlare di gestione assistenziale non solo del singolo utente ma anche di comunità, famiglia  e caregiver. Ricapitolando il processo assistenziale e suddiviso nelle seguenti fasi:

  1. Accertamento infermieristico (valutazione assistenziale) con gli 11 modelli funzionali della Gordon;
  2. Definizione della diagnosi infermieristica, individuando caratteristiche definenti, fattori correlati o fattori di rischio e priorità della diagnosi;
  3. Pianificazione degli esiti, degli indicatori e scelta delle scale di likert indicate;
  4. Pianificazione degli interventi e delle attività collegate (con la possibilità di calcolare il tempo necessario per ogni singolo utente);
  5. Attuazione degli interventi;
  6. Valutazione.

L’utilizzo del modello prevede il massimo rigore nelle scelte e nell’utilizzo delle tassonomie con indicazione dei codici e dei termini come riportato nei libri, indice di serietà da parte degli autori. Il problema come già sopraindicato è che se si utilizza tale modello di pianificazione dell’assistenza con una cartella infermieristica  cartacea i tempi di pianificazione sono lunghi, soprattutto nella ricerca di relazioni tra le tre tassonomie, con   un sistema informatizzato i tempi si riducono notevolmente. Oltre che alla riduzione dei tempi di compilazione l’informatizzazione favorisce la ricerca infermieristica e il calcolo immediato del peso assistenziale con i tempi indicati nei Nic. L’informatizzazione permette inoltre di creare dei profili assistenziali “tipo” personalizzabili in relazione alle caratteristiche della persona, e questo comporta un notevole risparmio di tempo. Facciamo un  esempio:  in un reparto di chirurgia di un ospedale di 2° livello dove abbiamo un notevole numero di ricoveri per interventi di ernia ombelicale attraverso la cartella infermieristica informatizzata è possibile creare un profilo dove sono indicate per esempio 3 diagnosi infermieristiche (quelle usate nella maggior parte nei casi di ernia ombelicale), Noc e Nic maggiormente utilizzate per quel tipo di intervento, quindi al momento del ricovero di una persona con ernia ombelicale semplicemente confermando il profilo, predeterminato dai professionisti stessi, si termina  la pianificazione assistenziale, altrimenti, se l’infermiere ritiene incompleta o non applicabile alla persona assistita in quel momento, ha la possibilità di modificarla, integrarla o completarla con diagnosi Nanda-I, Noc e Nic, specifici per quella singola persona.

Sotto riportiamo un esempio, con contenuti non reali (diagnosi, risultati, interventi e attività) di cartella infermieristica informatizzata  utilizzabile con il Sistema Gordon, Nanda-I, Noc e Nic

ACCERTAMENTO

Articolo 7 imm 3

PIANIFICAZIONE

Articolo 7 imm 4

 

Il Linguaggio standardizzato ICNP®

L’ICNP® è un vero e proprio linguaggio infermieristico. E’ stata individuata come  terminologia  universale a livello mondiale dall’International Council of Nurse (ICN) e inclusa insieme ad altre classificazione come l’ICF all’interno dei linguaggi accettati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) disponibile in 17 lingue.

L’ICNP® riconosce sette assi che costituiscono il “core del linguaggio infermieristico”:

  1. Persone/cliente ( e non paziente): soggetti/o che ricevono assistenza.
  2. Focus: punto a cui rivolgiamo l’attenzione. Contiene i termini che descrivono dove il professionista infermiere volge la sua attenzione.
  3. Giudizio: opinione o determinazione clinica relativa al focus della pratica infermieristica.
  4. Azione. E’ un processo intenzionale applicato sulla persona o eseguito sulle persone.
  5. Tempo: Il momento, il periodo, il caso o l’esempio specifico, l’intervento, la durata.
  6. Posizione/luogo: orientamento spaziale o anatomico della diagnosi o dell’intervento. Può essere appunto inteso non solo come luog inteso come parte anatomica dell’essere umano ma anche come luogo fisico dove può essere eseguito  l’intervento.
  7. Significa/Significato/mezzi: elementi di completamento,  o metodi per portare a termine gli interventi assistenziali.

Tutti i termini sopra riportati, nella versione 2015, si trovano tradotti in italiano da ICNP Italia sul sito: http://www.icn.ch/ICNP-Browser.html. Sono suddivisi in un elenco generale dove troviamo tutti i termini insieme per ordine alfabetico, per gerarchia o per asse. Oltre alla suddivisione in assi  troviamo gli elenchi delle diagnosi (positive e negative) e degli interventi. Gli outcomes (esiti) corrispondono alla diagnosi, esempio la diagnosi di accettazione può essere una diagnosi negativa, il risultato una diagnosi positiva, ma la diagnosi può essere la stessa se l’obiettivo assistenziale è il mantenimento dello stato di salute. Può essere utilizzata dagli Infermieri per documentare la pratica infermieristica in modo sistematico. E’ una terminologia di tipo combinatorio perché associando i termini si ottengono diagnosi, interventi ed outcomes. Mentre nelle diagnosi NANDA-I trovavamo diagnosi di promozione della salute (benessere), intese come la volontà, e la possibilità (risorse), di una persona di migliorare il proprio stato di salute; nelle diagnosi ICNP troviamo diagnosi già positive. Questo perché cambia il concetto stesso di diagnosi, non più centrata sul bisogno non soddisfatto (Henderson), sul bisogno di assistenza infermieristica (Cantarelli)  o sul modello disfunzionale (Gordon); ma come assessment, valutazione, della persona assistita, completa, con i suoi problemi ma anche con le sue risorse. Questa diversa ottica di valutazione dell’assistito risulta essere determinante per alcuni modelli assistenziali che oggi si stanno sviluppando in Italia: il chronic care model (CCM) e la medicina d’iniziativa. Il CCM E’ il modello di approccio clinico assistenziale nei confronti delle persone affette da patologie croniche degenerative. La presa in carico dell’assistito avviene precocemente, e spesso prima che la situazione sia evoluta verso quadri clinico assistenziali di difficile risoluzione. La Medicina d’Iniziativa ha un ottica diametralmente opposta rispetto alla classica medicina d’attesa, dove il cittadino esprimeva una domanda di salute e quindi venivano analizzati i suoi bisogni. In una visione proattiva della salute la medicina d’iniziativa prevede che i professionisti della  salute individuano i bisogni assistenziali e i fattori di rischio per la salute delle persone prima che questi si manifestino come domanda esplicita. Partendo dallo studio dell’evoluzione delle malattie cronico degenerative si interviene prima che i problemi diventino di difficile (o impossibile) soluzione e che determinino perdite di autonomia o di capacità di autocura. Parliamo quindi di soggetti che non hanno ancora espresso un bisogno di salute (diagnosi positiva) ma che necessitano di un monitoraggio, di un educazione, di un supporto, affinché tale bisogno (diagnosi negativa) non si sviluppi, si sviluppi in maniera attenuata, o sia espresso il più tardi possibile. In questo il linguaggio ICNP® ci fornisce sia la chiave di lettura, sia il linguaggio per poter descrivere e pianificare questi modelli assistenziali.

La pianificazione assistenziale  con ICNP® può essere realizzata individuando prima la Diagnosi (dopo una attenta valutazione della persona assistita secondo il modello teorico in uso o in relazione alla cultura professionale dell’Infermiere, quindi senza modelli teorici di riferimento), si definisce l’outcome e poi l’intervento. Una delle caratteristiche del linguaggio standardizzato ICNP® è che colloquia con altre tassonomie come con Nanda-I.  La possibilità di decodificare altre tassonomie, la compatibilità con linguaggi internazionali di altre professioni, la codifica numerica di tutti i termini , costituiscono il  motivo perché  questo linguaggio  rappresenta sicuramente il meglio per effettuare ricerche in ambito internazionale.  Queste caratteristiche favoriscono anche lo sviluppo di data set e di sistemi informatizzati per effettuare la pianificazione dell’assistenza. Dal punto di vista informatico, essendo l’ICNP® un linguaggio completo ed esaustivo dell’infermieristica è importante, per averne un corretto utilizzo (e consentirne l’ “esportazione” sovranazionale dei risultati e delle ricerche) utilizzare un software dedicato che nasca già impostato solamente per l’utilizzo dei termini codificati ICNP®.

Sotto riportiamo un esempio di come potrebbe essere strutturata una cartella infermieristica informatizzata  con ICNP®

ACCERTAMENTO

 Articolo 7 imm 5

PIANIFICAZIONE

Articolo 7 imm 6

 

Conclusioni

Limite di Nanda-I e di ICNP® è che comprendono solo diagnosi prettamente infermieristiche, che l’infermiere può autonomamente “risolvere” insieme all’assistito e non vengono classificati i problemi collaborativi.  Nel modello delle prestazioni infermieristiche invece i problemi collaborativi sono compresi nel 10° e 11° bisogno di assistenza infermieristica. Nel modello Bifocale di Carpenito Lynda Juall, che analizzeremo nei prossimi lavori, pone l’attenzione, oltre che alle diagnosi di esclusiva pertinenza infermieristica, anche ai problemi collaborativi, definiti come quelli ricadenti su ambiti in cui l’infermiere non ha conoscenze adeguate, e quindi deve avvalersi della consulenza di altri operatori. Vedremo come questo poi impatterà sulla valutazione dei tempi assistenziali.

Bibliografia:

  • Cantarelli M., Il modello delle prestazioni Infermieristiche, Masson Milano, 1997.
  • Gordon M., Diagnosi Infermieristiche processo e applicazioni, Casa Editrice Ambrosiana Milano, 2009.
  • NANDA International, Diagnosi infermieristiche: Definizioni e Classificazione 2015-2017, Casa Editrice Ambrosiana  Milano, 2015.
  • Bulechek G., Butcher H.,  J. Dochterman, C. Wagner, Classificazione Nic degli Interventi Infermieristici, Casa Editrice Ambrosiana Milano, 2013.
  • Moorhead S., Johnson M, Maas  M., E. Swanson Classificazione Noc dei Risultati Infermieristici, Casa Editrice Ambrosiana Milano, 2013.
  • Bruno Cavaliere, Diego Snaidero, Metodologia per la rilevazione della complessità assistenziale  infermieristica: calcolo dell’indice di complessità assistenziale, Management Infermieristico, n. 1/1999
  • D. Ausili, J. Sansoni, Centro Italiano per la ricerca e lo sviluppo della classificazione internazionale della pratica infermieristica (ICNP®) – Italian ICNP® Research and devolepment Centre, Professioni Infermieristiche, 2015; 68 (1): 4-8
  • A. R. Marucci, W. De Caro, C. Petrucci, L. Lancia, J. Sansoni, ICNP® – Classificazione Internazionale per la pratica Infermieristica: origini, strutturazione e sviluppo. Professioni Infermieristiche, 2015; 68 (2): 131-140
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