Scienze infermieristiche http://www.scienzeinfermieristiche.net Ricerca infermieristica, management infermieristico, cultura infermieristica Mon, 17 Sep 2018 15:38:08 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.9.2 Una nuova metodologia per l’accertamento infermieristico: Soma, Psiche e Relazioni. http://www.scienzeinfermieristiche.net/una-nuova-metodologia-per-laccertamento-infermieristico-soma-psiche-e-relazioni/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/una-nuova-metodologia-per-laccertamento-infermieristico-soma-psiche-e-relazioni/#comments Sun, 09 Sep 2018 16:49:34 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1214 Autori: Maurizio Ercolani; Stefano Marconcini; Julita Sansoni

Durante lo studio dei linguaggi standardizzati e tassonomie  dell’infermieristica abbiamo maturato l’idea di quanto sia difficile o addirittura impossibile il loro utilizzo  applicato alle innumerevoli teorie del nursing. Abbiamo pertanto sentito l’esigenza di possedere un framework di base che potesse guidarci:  era dunque  necessario un sistema di accertamento universale. Il prescindere  da un modello teorico di riferimento, o dall’utilizzo di più modelli teorici, ci pose di nuovo di fronte al  problema oramai inderogabile, di come rendere sicuro e generalizzabile, il percorso per  una raccolta dati significativa, utile,  e completa. Come organizzare l’accertamento infermieristico senza uno schema concettuale  di riferimento? Come rendere organica l’osservazione, il colloquio e gli emergenti della relazione con l’assistito? Abbiamo perciò iniziato ad ipotizzare un accertamento suddiviso in tre macro aree che potessero rappresentare una raccolta dati, dal punto di vista olistico, necessari per elaborare un piano di cura e di assistenza infermieristica: l’osservato direttamente o riferito; le emozioni ed i pensieri, narrati, espressi o transferali e le interazioni con gli altri e con l’ambiente. Grazie alla sperimentazione presso alcune unità operative attraverso l’utilizzo della documentazione informatizzata del paziente  (TaleteWeb), abbiamo potuto strutturare e proporre un accertamento infermieristico che riteniamo  universale,  sviluppato su tre aree che abbiamo identificato come: Soma, Psiche e Relazioni. Il nostro riferimento concettuale, base per l’accertamento infermieristico proposto, è stato il concetto di Salute  definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, inteso come stato di benessere fisico, psichico e sociale.

Per focalizzare i bisogni di assistenza infermieristica vengono analizzate le aree proposte in quanto da noi considerato modello olistico: soma-psiche-relazioni:

1.     Soma: inteso come corpo, l’aspetto prettamente fisico;

2.     Psiche: inteso come stato mentale, l’aspetto prettamente psicologico;

3.     Relazioni: inteso come stato sociale, l’aspetto legato alle relazioni e al ruolo sociale.

L’anamnesi infermieristica è gestita, organizzata e raggruppata esclusivamente su queste tre aree a differenza di altre tipologie di accertamento che sono sviluppati in modalità più complessa, come ad esempio  il modello funzionale della Gordon o altri accertamenti legati a dei modelli teorici come ad esempio quello della Henderson o quello locale, proposto dal Gruppo di Cantarelli. L’accertamento attraverso il nostro modello olistico suddiviso in tre aree, può essere considerato un accertamento universale è può essere applicato a qualsiasi modello teorico di riferimento, perché nasce dal concetto di salute, concetto per l’appunto globale e riconosciuto e generalizzabile nella sua essenza in tutto il mondo.  Anche prendendo in considerazione le nuove definizioni di salute, che nei suoi astratti la definisce come una condizione di equilibrio (dinamico, dunque sempre nuovo, continuamente da costruire) tra il soggetto e l’ambiente (umano, fisico, biologico, sociale) che lo circonda(1), con tale modello andiamo ad esplorare tutti i suoi componenti:

1.     Nell’area soma si esplorerà il tangibile, la fisicità della persona assistita, il suo essere soggetto vivente e i suoi processi biologici;

2.     Nell’ area  psiche indagheremo ciò che non è tangibile, le sue emozioni, il suo pensare, il suo sentirsi essere umano e i suoi desideri;

3.     Nell’area  delle Relazioni cercheremo di indagare, conoscere e studiare  il suo rapporto con il contesto, con l’ambiente intorno a lui, con le persone con cui interagisce ed i ruoli che egli gioca nei vari ambiti sociali.

Attraverso la  valutazione della nostra sperimentazione, possiamo far emergere e concludere che l’utilizzo del nostro modello olistico trifasico, applicato come framework nell’accertamento permette di unificare l’anamnesi di tutto il corpus legato all’assistenza infermieristica, cercando di raggiungere un grande obiettivo per la professione, quello di definire un unico linguaggio standardizzato, anche a prescindere dai diversi modelli teorici di riferimento studiati durante la formazione universitaria anche  post-base e dal background dell’Infermiere. Tale obiettivo è raggiungibile se la guida per l’applicazione dello sviluppo del processo di Nursing inteso come metodo scientifico per l’assistenza, inizia, fin dall’accertamento iniziale, dal riconoscimento del concetto universale di Salute, applicato al modello olistico trifasico.

[1] F. Leonardi, Il grande paradosso della salute. La salute non è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Nuove prospettive, Felici Edizioni di Pisa, 2015

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Accanto al Bambino e alla sua Famiglia – Percorso di accoglienza ed inclusione negli ambiti educativi http://www.scienzeinfermieristiche.net/accanto-al-bambino-e-alla-sua-famiglia-percorso-di-accoglienza-ed-inclusione-negli-ambiti-educativi/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/accanto-al-bambino-e-alla-sua-famiglia-percorso-di-accoglienza-ed-inclusione-negli-ambiti-educativi/#comments Sat, 08 Sep 2018 21:02:56 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1185

Corso di Formazione ECM di Jesi del 7 settembre 2018 analisi e risultati:

Conoscere le situazioni di fragilità dell’età evolutiva, accogliere e accompagnare in chiave inclusiva i bambini e le loro famiglie: un percorso da affrontare insieme per agire a tutto campo, cioè per essere capaci di dare concretezza al diritto di cittadinanza di tutti, indipendentemente dalla loro condizione e dalle singole problematiche.Corso di Formazione rivolto a operatori sanitari, psicologi, assistenti sociali, insegnanti,  educatori, catechisti e cittadini.
L’iniziativa, proposta da APSI, Scienze infermieristiche e dall’Istituto Comprensivo “C.Urbani” Moie in collaborazione con Ufficio Catechistico e Pastorale della Salute Regionali, è stata condivisa da enti e associazioni regionali: Asur Marche, Ordine degli Psicologi, Associazione Maestri Cattolici e Forum delle Associazioni Familiari. Inoltre è stata accolta dalla Diocesi di Jesi con Ufficio Catechistico per la disabilità , Pastorale della Famiglia, Avulss, Unitalsi e Caritas, in una sinergia di intenti «che ci lascia sperare in un percorso di condivisione su problematiche e temi così importanti. – ha dichiarato Marcella Coppa segreteria organizzativa – Il confronto fra tante realtà istituzionali ed associative, fra i diversi mondi che vivono i temi educativi più complessi rappresenta un’occasione importante per i diversi operatori, per avere uno sguardo d’insieme, arricchire il proprio bagaglio professionale e agire anche sui sistemi relazionali e sul contesto.»
Un’intera giornata per confrontarsi sul tema della disabilità e dell’inclusione, dunque, nei suoi tanti aspetti: psicologico, medico-assistenziale, pedagogico, normativo, con la mattinata dedicata agli approfondimenti tematici proposti dagli esperti relatori e il pomeriggio ai laboratori guidati. La presentazione della giornata è stata curata dal Prof. Franco de Felice dell’Università di Urbino.

Il  Dott.Maurizio Ercolani ha moderato i seguenti interventi:

Nel pomeriggio si sono svolti i laboratori dedicati all’inclusione:

  1. Laboratorio su disabilità sensoriali: con Chiara Rossetti, educatrice laureata in Scienze della Formazione e master in Analisi del comportamento e le educatrici Serena Stronati, Donatella Belli, Rosina Giuseppetti.
  2. Laboratorio su Bisogni Educativi Speciali e disabilità mentali: con Alessandro Suardi – psicologo, psicoterapeuta e consigliere regionale dell’Ordine degli psicologi delle Marche.  Bisogni Educativi Speciali e Disabilità Mentali
  3. Laboratorio dedicato all’Autismo: con Suor Veronica Donatello.

Notevole il successo dell’evento formativo con oltre 250 presenze e relativa partecipazione interattiva degli stessi, questo evidenzia l’importanza dei contenuti che sono stati trattati e che andrebbero  sensibilizzati a tutti i livelli da quelli professionali, educativi/pedagogici, a quelli sanitari/sociali che a  livello dei Media al fine di coinvolgere non solo gli operatori ma anche  le famiglie ad una corretta gestione della problematica sempre più presente nella nostra società.

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Il linguaggio standardizzato ICNP® nel processo di assistenza infermieristica: la sperimentazione dell’ASL di Foggia, Azienda Sanitaria Locale leader in Italia http://www.scienzeinfermieristiche.net/il-linguaggio-standardizzato-icnp-nel-processo-di-assistenza-infermieristica-la-sperimentazione-dellasl-di-foggia-azienda-sanitaria-locale-leader-in-italia/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/il-linguaggio-standardizzato-icnp-nel-processo-di-assistenza-infermieristica-la-sperimentazione-dellasl-di-foggia-azienda-sanitaria-locale-leader-in-italia/#comments Thu, 30 Aug 2018 12:43:23 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1176 Autori: Girolama De Gennaro1; Carla Lara D’errico2; Stefano Marconcini3;  Antonia Maria Papagno4.

1Dirigente delle professioni sanitarie ASL Foggia; 2Coordinatrice Servizio infermieristico territoriale Distretto Socio Sanitario  S. Marco in Lamis (FG); 3Coordinatore infermieristico S. O. C. Ortopedia Presidio Ospedaliero di Manfredonia (FG); 4Coordinatrice Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Manfredonia (FG).

L’International Classification for Nursing Practice (ICNP®) è un linguaggio infermieristico internazionale e nel 2009 è stato accettato ed incluso nella Famiglia delle Classificazioni Internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Family of International Classification). L’ICNP® è una terminologia infermieristica standardizzata di tipo combinatorio costruita dall’International Council of Nurses (ICN) nell’ambito di un progetto di ricerca trentennale che ha coinvolto numerosi Paesi del mondo. La terminologia ICNP® consente di esprimere diagnosi infermieristiche, interventi infermieristici e risultati dell’assistenza infermieristica facilitando anche l’integrazione con il linguaggio locale e le altre terminologie esistenti.

Nella ASL Foggia è nata l’esigenza di introdurre le diagnosi infermieristiche al fine di tracciare tutto il percorso assistenziale, soprattutto quando si realizza la continuità assistenziale ospedale – territorio,  con un linguaggio scientifico, condiviso in tutto il mondo, e facilmente accessibili da tutti attraverso il web. Tale necessità deriva da obblighi di legge professionali (Legge n. 251/2000) e di garanzia per la sicurezza delle cure (Legge n. 24 del 2017). La sperimentazione inizia con la proposta effettuata dalla Coordinatrice del Servizio Psichiatrico di diagnosi e Cura  (SPDC) di Manfredonia Dr.ssa Antonietta Papagno e dal  Dott. Stefano Marconcini, allora infermiere clinico dello stesso servizio, dopo che  nel mese di luglio 2015 aveva effettuato la “Summer School” a Bologna, corso  di preparazione  alla terminologia infermieristica.  La sperimentazione è stata fortemente sostenuta dal Direttore del SPDC Dr Savino Dimalta e dalla Dr.ssa Girolama di Gennaro direttrice del servizio infermieristico della ASL Foggia e dal Direttore Generale Dr Vito Piazzolla.

Nel settembre  del 2015 è stata chiesta all’ITALIAN ICNP® RESEARCH & DEVELOPMENT CENTRE presso l’Università La Sapienza di Roma , l’autorizzazione per procedere alla sperimentazione presso l’SPDC di Manfredonia.La Direttrice del Centro di Ricerca,  Prof.ssa Julita Sansoni, ha accordato  in tempi brevi  la sperimentazione ed in seguito è stato acquisito anche il consenso della Direzione generale della ASL Foggia.Ad ottobre è stato costituito il focus group per individuare le diagnosi, outcomes e interventi più frequenti in un servizio psichiatrico di diagnosi e cura cui segue un audit per l’analisi  a campione di 50 cartelle con patologie diverse con lo scopo di individuare i problemi assistenziali più frequenti per poi tradurli in diagnosi ICNP®. Si procede alla scelta delle diagnosi, che ad una prima analisi risultarono nel n. 79, successivamente dopo una revisione nel n. di 45. Il tutto viene comparato al catalogo ICNP® 2013 per la psichiatria  già stilato  dai colleghi inglesi. Dopo attenta analisi del catalogo e della realtà assistenziale in ambito psichiatrico italiano si procede alla determinazione definitiva del gruppo di diagnosi/outcomes/interventi da utilizzare. Dal raffronto si individuano n. 31 diagnosi, 49 outcome e 143 interventi. Il tutto viene rappresentato su uno schema  cartaceo dove si evince la diagnosi, l’outcomes (diagnosi di risultato) e gli interventi per la risoluzione della diagnosi.  Viene definito il protocollo di ricerca e definiti gli obiettivi:

  • Introduzione dello strumento di pianificazione come documento ufficiale e facilitare l’implementazione della cartella infermieristica informatizzata (medio termine);
  • Utilizzare un linguaggio scientifico condiviso per la pianificazione dell’assistenza; (breve termine)
  • Assicurare continuità assistenziale Ospedale/Territorio utilizzando lo stesso linguaggio (medio termine);
  • Migliorare il rapporto tra Infermiere/persona assistita (breve termine);
  • Migliorare il lavoro di equipe (medio termine).

METODI E STRUMENTI

La sperimentazione con lo strumento di pianificazione cartaceo inizia il 1 febbraio 2016 e termina il 31/07/2016. Sono stati reclutati tutti i pazienti ricoverati in quel periodo per un totale di 219 utenti .  Metodologia della ricerca: Disegno quasi-sperimentale, per l’assenza di un gruppo di controllo. Strumenti di ricerca: Questionari da somministrare agli infermieri all’inizio e alla fine della sperimentazione, analisi delle tabelle di pianificazione con diagnosi, outcomes ed interventi. Nel periodo di sperimentazione con la cartella cartacea la fase di accertamento è stata realizzata con una scheda  contenente una serie di item già presenti nella cartella infermieristica in uso, specifici  per il nursing psichiatrico e attraverso la somministrazione della scala di valutazione NOSIE, nativa per  la valutazione di elementi fondamentali  dell’assistenza psichiatrica: Adeguatezza sociale, Interesse sociale, Igiene personale, Irritabilità, Psicosi, Rallentamento e Depressione.

Sono state  effettuate  le seguenti  analisi:

  • efficacia del linguaggio standardizzato ICNP®
  • correlazione della scala Noise con le diagnosi ICNP®
  • impatto sugli infermieri.

Con li questionario somministrato agli Infermieri sono stati misurati anche alcuni indicatori collegati agli obiettivi.

RISULTATI

L’efficacia dell’utilizzo del linguaggio standardizzato ICNP  nella definizione del percorso assistenziale al paziente con disagio psichico è stata elevata. Infatti nel periodo di studio tutti i 219 pazienti reclutati sono stati dimessi con un percorso definito da diagnosi infermieristica, intervento ed outcomes classificati con il linguaggio ICNP. Anche  l’utilizzo della scala di Noise è stata una scelta vincente in quanto ha permesso di definire con  metodo scientifico la scelta della diagnosi infermieristiche. Per quanto riguarda l’impatto sui professionisti coinvolti nello studio la quasi totalità (14 su 17) pensa che l’utilizzo di un linguaggio standardizzato e la pianificazione dell’assistenza migliora la pratica assistenziale;  aumenta la gratificazione professionale (15 su 17); migliori il rapporto con la persona assistita  (17 su 17); sia utile sia per l’assistito che per l’infermiere (16 su 17) e tutti gli infermieri si sono sentiti maggiormente coinvolti al percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale. Da tutto ciò si evince il grande successo della sperimentazione che ha portato l’ASL ad ampliare il progetto anche in altri ambiti ed a implementare uno strumento informatizzato.

Nel SPDC di Manfredonia da novembre 2016 è stato effettuato un notevole progresso con l’ introduzione della cartella infermieristica informatizzata Taleteweb, con linguaggio standardizzato ICNP®. La cartella informatizzata come contenuti di pianificazione (n° di diagnosi/interneti/outcomes) è identica alla precedente, è stata migliorata nell’ accertamento infermieristico con l’inserimento degli 11 modelli funzionali della Gordon, suddivisione della diagnosi infermieristiche per modello funzionale e  sono state aggiunte le seguenti scale di valutazione:  scala di valutazione dell’aggressività “ Test di Moas”,   scala per la valutazione del rischio di caduta “Conley” e la scala del dolore “Noas”, è rimasta anche la scala di Noise visti i risultati ottenuti dal precedente studio. Dopo l’implementazione della cartella infermieristica informatizzata è stato effettuato uno studio sul  disturbo schizoafettivo cronico con esacerbazione acuta gestito con linguaggio ICNP ottenendo dei  rilevanti risultati,  successivamente  presentati al convegno nazionale CNAI a Ravenna  dal 19 al 21 ottobre 2017. Nel SPDC di Manfredonia sia  il linguaggio ICNP® che la cartella clinica informatizzata  ad oggi sono utilizzati in forma  standardizzata.

AMPLIAMENTO DELLA SPERIMENTAZIONE

A febbraio 2016 la sperimentazione viene allargata in ambito distrettuale, nel Distretto di San Marco in Lamis su proposta  della Dr.ssa Carla Lara d’Errico, coordinatrice del Distretto,  con  richiesta di autorizzazione al Centro Italiano per la Ricerca e lo Sviluppo dell’ ICNP®,  all’uso del linguaggio infermieristico standardizzato  ICNP® con cartella multiprofessionale informatizzata Taleteweb. Dopo aver acquisita anche l’autorizzazione a procedere dal Direttore del Distretto, Dott. Michele Ciavarella, si è chiesto ed ottenuto il mandato ad elaborare il  progetto di sperimentazione dal Direttore Generale e dal Dirigente Infermieristico della ASL FG.

Il Gruppo di Miglioramento è stato così costituito:

  • Dott. Michele Ciavarella, Direttore del Distretto, in qualità di supervisore dei processi organizzativi;
  • Dott.ssa Carla Lara d’Errico, Infermiere Coordinatore del Servizio Inf.co del DSS di San Marco in Lamis, in qualità di Project Manager e Coordinatore del Progetto in ambito distrettuale;
  • Dott. Stefano Marconcini, Infermiere SPDC Manfredonia esperto del linguaggio infermieristico standardizzato ICNP® nella ASL FG, in qualità di supervisore della sperimentazione;
  • Dott.ssa Girolama De Gennaro, Dirigente Infermieristico Territoriale della ASL FG, in qualità di valutatore degli esiti professionali rispetto agli obiettivi del Servizio Infermieristico Aziendale.

Ad aprile 2016 si costituisce il focus group con  l’integrazione di un gruppo di studenti dell’Università di Foggia del corso di Laurea in Infermieristica per procedere alla trasformazione della diagnosi Nanda I, che erano state in precedenza  individuate nella cartella infermieristica integrativa della SVAMA del Servizio Cure Domiciliari, in Diagnosi ICNP®, suddivise negli 11 modelli funzionali di M. Gordon. Durante lo studio delle diagnosi si è evidenziata la flessibilità e le possibilità di studio e ricerca che offre il linguaggio ICNP®, elementi molto importanti per il proseguimento delle cure alla dimissione o al trasferimento in strutture o servizi dove  si utilizzano   le    diagnosi  Nanda I. Successivamente, sono stati collegati interventi ed outcomes per ciascuna diagnosi infermieristica, al fine di definire un data set unico per tutto il Distretto. Inoltre, stante l’obbligo di conferire i dati dell’assistenza domiciliare nel sistema informativo della Regione Puglia “EDOTTO” per la trasmissione al Ministero di Economia e Finanza, contestualmente si è provveduto   a traslare il linguaggio ICNP® nella classificazione Ministeriale del 2006. Di seguito la cartella infermieristica integrativa della SVAMA è stata arricchita di altre schede e scale di valutazioni per renderla multiprofessionale e si sono avviati i  lavori di informatizzazione della “Scheda clinica territoriale multiprofessionale”. Contemporaneamente, è stato implementato l’utilizzo delle diagnosi ICNP® nella cartella distrettuale cartacea nelle fasi di prima valutazione e rivalutazione per il Servizio di cure domiciliari, anche con lo scopo di formare il personale. I primi risultati positivi hanno determinato l’ampliamento del progetto anche presso la Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) e l’Ospedale di Comunità distrettuale (UDT). Inoltre la necessità di tracciare l’assistenza Infermieristica con un linguaggio professionale, le diagnosi infermieristiche, sono state adottate anche nelle valutazioni delle Dimissioni Ospedaliere Protette (DOP), nei verbali della Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) unitamente alle diagnosi mediche, nell’Ambulatorio Infermieristico e nell’Ambulatorio delle Cronicità.  Il principio sviluppato dalla Dott.ssa d’Errico, detto dei “Vasi comunicanti a livelli differenti” nasce dal principio di avere un sistema informativo omogeneo ma di complessità variabile, che garantisca la continuità assistenziale traslando, quando cambia il setting di cura, tutte le informazioni utili dalla cartella del Servizio dimettente alla cartella del Servizio che prende in carico la persona.

Da settembre 2017 è iniziato l’utilizzo sperimentale della “Scheda clinica territoriale multiprofessionale” in ambito domiciliare. Lo studio ha analizzato i dati da marzo 2017 (data di inizio utilizzo delle diagnosi ICNP® sul modello cartaceo), al 31/08/2017. Sono stati individuati, con una campionatura di convenienza, due gruppi di utenti in carico al Sevizio Cure Domiciliari del Distretto di S. Marco in Lamis nel numero di 98 per gruppo, per un totale campione di n. 196 unità. Dalla comparazione della documentazione sanitaria dei due campioni, nel gruppo di utenti con linguaggio ICNP®,  si è evinto quanto segue:

  • Descrizione dei problemi dei pazienti con un linguaggio scientifico;
  • Tracciabilità delle attività infermieristiche;
  • Miglioramento del rapporto relazionale con assistito, famiglia e Caregiver;
  • Standardizzazione del linguaggio infermieristico nei processi di continuità.

Le Diagnosi Infermieristiche adottate con maggior frequenza rappresentano i principali problemi assistenziali degli utenti seguiti in assistenza domiciliare a conferma della validità del progetto.    

      Da una prima analisi sono emerse le seguenti considerazioni:

  • la pianificazione infermieristica è migliorata e risulta più appropriata;
  • si è evidenziata la carenza delle prestazioni assistenziali domiciliari previste dal documento della Commissione Nazionale dei LEA del 2006;
  • la pianificazione con il linguaggio ICNP® permette di individuare gli ambiti della prescrizione infermieristica per un governo professionale rispondente alla normativa vigente.

L’applicazione del Processo di Nursing alla pratica assistenziale garantisce la elaborazione di piani assistenziali globali ed individualizzati. Con la pratica si migliorerà la capacità di elaborare le Diagnosi Infermieristiche. I risultati iniziali sono stati di stimolo ad ampliare ulteriormente l’ambito di applicazione del linguaggio standardizzato ICNP® per la gestione territoriale del paziente cronico. E così sono nate le cartelle informatizzate dell’Ambulatorio Infermieristico Distrettuale e dell’Ambulatorio delle cronicità e sono già in adozione sperimentale presso la sede di San Giovanni Rotondo (in integrazione con il Diabetologo Dr. Gravina per le cronicità). L’adozione di un unico sistema informativo informatizzato come Taleteweb® punta a seguire i pazienti cronici, soggetti a frequenti “migrazioni” tra i diversi setting distrettuali o i reparti ospedalieri e a migliorare la vita delle famiglie, in quanto prevede anche l’accesso del care-giver con possibilità di registrare i propri interventi, quando previsti nei Piani di Assistenza Individualizzati. Inoltre, al fine di razionalizzare gli accessi ai diversi sistemi informativi informatizzati in ambito ASL, e per favorire l’accesso al Sistema Sociale, è in corso una integrazione tra i sistemi Taleteweb® e Resettami per l’assistenza domiciliare.

Entro dicembre 2018 la cartella informatizzata Taleteweb con il linguaggio standardizzato ICNP, sarà implementata nel SOC di Ortopedia di Manfredonia, dove saranno avviati degli studi per definire dei SUBSET specifici per persone con problemi ortopedici e traumatologici. Un altro grande obiettivo dell’ASL Foggia è quello di implementare il linguaggio ICNP anche nel servizio di Telemedicina per dare delle risposte di qualità alle cure gestite con tale servizio.

 CONCLUSIONI

L’obbligo legislativo per l’Infermiere di operare secondo il metodo della pianificazione di lavoro ha trovato riscontri positivi sulle sperimentazioni in atto nei vari contesti assistenziali della ASL di Foggia. È necessario investire  nella formazione degli infermieri, insegnare l’adozione del proprio metodo scientifico, che è il Processo di Nursing, e far prendere consapevolezza dell’autonomia professionale, anche attraverso l’utilizzo di una Tassonomia specifica come il linguaggio standardizzato  ICNP®. L’infermiere, quale componente del team territoriale, per garantire la continuità assistenziale e l’interazione multiprofessionale, deve dotarsi di strumenti che gli consentano di governare il proprio mandato professionale in autonomia e responsabilità. Pianificando in maniera adeguata il proprio lavoro, gli Infermieri saranno in grado di dimostrare il nesso di causalità riveniente dalla buona assistenza erogata, dando tracciabilità e trasparenza agli utenti e qualificando i costi del proprio operato, evidenziando anche i risparmi generati da azioni specifiche come l’educazione sanitaria o piani di addestramento a persone e famiglie per promuovere l’empowerment. È fondamentale cambiare l’attuale modello organizzativo delle cure territoriali, ma anche ospedaliero, basato sul modello per “compiti” (elenchi di prestazioni Ministeriali) a un modello professionale in cui la valutazione dei bisogni si fa con la Diagnosi medica e la Diagnosi infermieristica. Inoltre la pianificazione dell’assistenza con il linguaggio ICNP® facilita la verifica dell’appropriatezza della spesa Infermieristica, e considerando che questa incide notevolmente sulla spesa sanitaria, tale metodo, in futuro, permetterà di definire indicatori economici dell’Assistenza Infermieristica.

BIBLIOGRAFIA

A. R. Marucci, W. De Caro, C. Petrucci, L. Lancia, J. Sansoni, ICNP® – Classificazione Internazionale per la pratica Infermieristica: origini, strutturazione e sviluppo. Professioni Infermieristiche, 2015; 68 (2): 131-140

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Rischio clinico: Corso FAD n° 229817 accreditato per 36 crediti ECM http://www.scienzeinfermieristiche.net/rischio-clinico-corso-fad-n-229817-accreditato-per-36-crediti-ecm/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/rischio-clinico-corso-fad-n-229817-accreditato-per-36-crediti-ecm/#comments Fri, 13 Jul 2018 20:37:40 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1173 La gestione del rischio clinico: aspetti innovativi e il ruolo dell’informatizzazione

Il nuovo contesto, leggi, norme, regolamenti, rendono ormai non più procrastinabile il passaggio alla gestione informatizzata dei processi di risk management.

Formare la consapevolezza e la competenza del personale sanitario in materia di rischio clinico e di information technology, favorendone il passaggio culturale e l’abbandono definitivo della medicina difensiva, rappresenta la sfida del SSN per l’effettivo miglioramento della sicurezza e della qualità delle cure e non ultimo per la tutela giuridica dell’esercente attività sanitaria.

Il corso, che fornisce una risposta concreta a questa esigenza, è strutturato in 12 lezioni interattive organizzate in quattro sessioni, ogni lezione, oltre ai contenuti teorici (molti con traccia audio) e al test di apprendimento, prevede lo svolgimento di esercitazioni pratiche in un ambiente di prova del sistema informatico TaleteWeb, messo a disposizione degli studenti.

Le esercitazioni vogliono fornire la possibilità di provare in modo diretto quanto l’informatizzazione consenta di tradurre in modo efficace l’applicazione di metodologie e tecniche, proprie del rischio clinico, che la sola presentazione teorica potrebbe rendere non immediatamente fruibili nel contesto operativo dei reparti ospedalieri.

Il corso è stato realizzato con la collaborazione di docenti “risk manager” di importanti aziende sanitarie del nord, centro e sud Italia, capaci, quindi, di rappresentare l’approccio metodologico ed organizzativo di diverse realtà sanitarie italiane.

Il sistema informatico messo a disposizione per l’ambiente di prova è attualmente utilizzato da primarie aziende sanitarie italiane pubbliche e private pertanto fornisce agli studenti un valido strumento di formazione operativa ampiamente testato e consolidato.

Il progetto formativo si rivolge a tutte le professioni sanitarie ed in particolare a quanti vogliono proporsi come referenti/facilitatori del rischio clinico sia in strutture sanitarie pubbliche che private.

Il corso è rivolto sia al singolo professionista, già inserito nel mondo del lavoro, che vuole accrescere la propria competenza, che al giovane che vuole arricchire il proprio curriculum.

L’offerta formativa è rivolta anche e soprattutto alle aziende che intendono verticalizzare la formazione della propria rete di referenti e facilitatori rischio clinico. Per le aziende pubbliche il corso è disponibile sul catalogo MEPA. Per le aziende private è possibile concordare le modalità di fruizione per gruppi di operatori.

E’ possibile anche personalizzare i contenuti del corso e/o accreditarne uno su specifica richiesta dell’azienda cliente.

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COSA NON CAMBIA PER L’INFERMIERISTICA DOPO IL CCNL http://www.scienzeinfermieristiche.net/cosa-non-cambia-per-linfermieristica-dopo-il-ccnl/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/cosa-non-cambia-per-linfermieristica-dopo-il-ccnl/#comments Sat, 19 May 2018 10:14:19 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1162 A cura  Maurizio Ercolani e Stefano Marconcini

All’alba della sottoscrizione definitiva del nuovo CCNL cerchiamo di analizzare quello che ancora bisogna risolvere e quello che c’è da costruire in vista del prossimo contratto, non solo da un punto di vista “contrattuale o sindacale”, ma anche da un punto di vista di crescita professionale, verso una vera evoluzione dell’Infermieristica come “Scienza”.
Il passaggio da collegio IPASVI a OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche determina sicuramente un momento importante nella storia dell’Infermieristica. Ma non analizzare il presente, considerando  questo momento come punto di arrivo e non di ripartenza dello sviluppo professionale iniziato nel 1994 con la marcia di 50mila è sicuramente ciò che i nostri colleghi non vogliono, non devono e non possono desiderare. Tante sono ancora le criticità che  investono la professione e ci chiedono una riflessione, oggi, per costruire il nostro futuro. Uno degli slogan di quel 1° luglio 1994 fu “Signor dottore ho commesso un gran reato, ho pensato, ho pensato”. Oggi con l’approvazione della Legge 3/2018, meglio conosciuta come “Legge Lorenzin”, ci poniamo a pieno diritto nell’olimpo delle professioni intellettuali.  24 lunghi anni per ottenere finalmente il diritto a pensare.  Eppure, questo momento, importante, ma non esaustivo, non è concepito da tutti I colleghi nella stessa maniera. E proprio questo rischia di identificarlo come punto di arrivo. N   elle unità di degenza ci si rende conto facilmente che il passaggio da uno status sociale che ci vedeva considerati alla stregua di ausiliari dell’arte medica, a professionisti autonomi e responsabili ancora non è avvenuto. E purtroppo non è avvenuto nelle menti dei nostri colleghi, che ancora non si sentono tali. E questo loro sentire passa velocemente, serpeggia  nei corridoi delle corsie, nelle menti dei giovani colleghi, rendendo ancor più spaventoso il futuro. La massiccia presenza di personale medico nei nostri corsi di formazione, unita a questo malcelato malessere di colleghi che in primis non rivendicano il loro essere Infermieri, crea un vissuto emotivo nei giovani che si affacciano alla professione a dir poco devastante. Il sentirsi  ausiliari dei medici è l’unica realtà che possono vedere davanti a loro. La  Criticità maggiore oggi, che ferma la nostra professione verso riconoscimenti sociali, verso nuove competenze (non rubate ai medici, ma evolute dalle nostre autonomie), verso ambiti e bisogni che la società ci chiede di dare risposta, come l’infermiere di comunità, di famiglia, specialista, ecc.… siamo NOI.  Siamo noi con la nostra FRAGILITA’ del quotidiano, con la nostra non adeguatezza, con la nostra difficoltà ad approcciarci ad una formazione “diversa” da quella tecnica del saper fare o da quella medicistica, noi con il nostro non qualificarci come Infermieri, noi con il nostro non sentirci fratelli (o meglio sorelle, data la preponderanza delle colleghe). Un’altra grandissima criticità, che rallenta lo start up verso un evoluzione della professione infermieristica è la mancanza ancor ‘oggi di un linguaggio standardizzato condiviso con l’utilizzo delle diagnosi infermieristiche per contestualizzare il problema assistenziale con una terminologia  scientifica, coerente con gli standard internazionali e la legislazione vigente. Non dimentichiamoci quanto riportato dalla 251/2000 art. 1 (metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza)  e quanto riportato dalla 24/2017 conosciuta come legge Gelli che stabilisce che gli esercenti le professioni sanitarie devono erogare cure sicure e secondo standard, linee guida e procedure che rappresentino evidenze scientifiche………..                                                                                                                                                                                                  Certamente la nostra vicinanza, fisica ed emotiva, alle persone che assistiamo ci pone un freno all’essere considerati  “ ‘O Professore come il medico”, ma questo deve diventare il nostro punto di forza. L’essere vicino alla persona, che soffre, che cresce, che attraversa un momento difficile del suo percorso, che ha bisogno di essere indirizzata… deve diventare il perno del nostro agire. Ma dobbiamo dare a questo perno il valore che merita. In una società di anziani, di malattie cronico degenerative, di disagio sociale e disabilità fisiche non è più il trattamento immediato della malattia ad essere importante….  Ma il prendersi cura…. L’assistere…. Lo stare vicino…. Il prevenire…        Se noi per primi crediamo in ciò, noi saremmo il miglior veicolo di questo messaggio verso le persone che assistiamo, che capiranno così che non a tutto si può rispondere con il farmaco, con l’intervento chirurgico, con la radioterapia… ma a tutto si può rispondere con l’esserci, lì e per loro. Molti colleghi vivono il demansionamento come vincolo nato da obblighi giuridici o contrattuali. Il demansionamento deve essere visto nella sua forma peggiore, più distruttiva… il demansionamento è il non poter fare per la persona assistita ciò che sappiamo sia necessario fare. Il demansionamento è il gesto ripetuto, è il prelievo inutile, è la rilevazione della temperatura tre volte al giorno, è la compilazione di fogli, fogli, fogli, fogli….  Il demansionamento è anche non poter organizzare il proprio lavoro in autonomia, il non poter decidere, date le risorse a disposizione, come articolare l’assistenza. Non poter decidere chi fa che cosa e come. Non è demansionamento fare un letto occupato oppure una pratica igienica ad una persona non autosufficiente. Demansionamento è non poter decidere come, quando e chi lo fa.  Deve essere l’Infermiere, autonomo e responsabile dell’assistenza, a decidere se “Mario” deve essere accudito da un Oss, due Oss, un Oss ed un Infermiere… nessun altro. Nessun piano di lavoro, nessuna imposizione, nessuna prescrizione… Questa rivendicazione può far crescere i colleghi e la professione. Non è evitando la “padella” che si cresce… ma rivendicandone l’utilizzo consapevole e ragionato. Solo cosi il medico capirà che non siamo un oggetto collegato ad essa (la padella) ma un cervello che decide come utilizzarla per il meglio dell’assistito. Così potremmo rivendicare, dimostrandolo, la necessità di avere personale di supporto e personale qualificato, che siano in grado di dare risposte diversificate ai diversi bisogni ed alle diverse persone che quotidianamente affrontiamo.

Per il domani abbiamo bisogno di un:

  •  Infermiere più competente, esperto, avanzato, conscio del suo posto (vicino all’assistito) ed orgoglioso del suo operato….
  •  Infermiere che utilizza un proprio linguaggio, in grado di definire il problema dell’assistito, della famiglia e della comunità con un linguaggio scientifico e condiviso il tutto il mondo…………..
  •  Infermiere di famiglia e di comunità su tutto il territorio Nazionale,  per  rafforzare le cure primarie fondamentali per spostare l’assistenza nei luoghi di vita dei cittadini…
  •  Infermiere che possa rivendicare il suo ruolo nella sanità, nel sociale, nelle scelte politiche e nella formazionee ricerca univeristaria universitaria…
  • Infermiere che sin dalla prima linea porti avanti questo futuro, credendoci e sentendolo proprio… come 24 anni fa…

Queste sono le lotte se vogliamo crescere e se desideriamo essere considerati veri professionisti da tutta la comunità.

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LESIONI DA PRESSIONI UNA PIAGA SANITARIA: UNO STUDIO PRESSO IL DISTRETTO SOCIO/SANITARIO DI S. MARCO IN LAMIS (FG) http://www.scienzeinfermieristiche.net/lesioni-da-pressioni-una-piaga-sanitaria-uno-studio-presso-il-distretto-sociosanitario-di-s-marco-in-lamis-fg/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/lesioni-da-pressioni-una-piaga-sanitaria-uno-studio-presso-il-distretto-sociosanitario-di-s-marco-in-lamis-fg/#comments Mon, 29 Jan 2018 19:13:48 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1136 Tesi sperimentale. Autore Luigi Leone

Background: Quella delle lesioni cutanee è una realtà in crescita e in stretta correlazione all’aumento della popolazione anziana. Una delle sfide più impegnative che i professionisti sanitari si ritrovano costantemente ad affrontare è proprio la prevenzione di una delle ricorrenti e più temute conseguenze dell’invecchiamento e dell’allettamento: le lesioni da pressione, definite il più complesso tipo di lesione cutanea conosciuta. La prevenzione ed il trattamento delle lesioni da pressione rappresentano in ambito domiciliare ed ospedaliero, un rilevante problema di assistenza sanitaria, che oltre ad impattare negativamente sulla qualità di vita dei pazienti (e dei loro familiari), richiede un notevole impegno gestionale in termini di risorse umane, materiali, tecnologiche e contrariamente a quanto si può pensare, risulta essere una problematica ancora attuale e quindi estremamente interessante per l’assistenza infermieristica.

Tesi Lesioni da pressione una piaga sanitaria.

Poster- 6 regole per prevenire le lesioni da pressione

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IL PROGETTO DEL DISTRETTO DI S. MARCO IN LAMIS: LA GESTIONE INFORMATIZZATA DEL PAZIENTE CRONICO TERRITORIALE CON UTILIZZO DELLE DIAGNOSI ICNP® http://www.scienzeinfermieristiche.net/il-progetto-del-distretto-di-s-marco-in-lamis-la-gestione-informatizzata-del-paziente-cronico-territoriale-con-utilizzo-delle-diagnosi-icnp/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/il-progetto-del-distretto-di-s-marco-in-lamis-la-gestione-informatizzata-del-paziente-cronico-territoriale-con-utilizzo-delle-diagnosi-icnp/#comments Sun, 17 Sep 2017 19:59:10 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1092 Autori: Carla Lara d’Errico, Girolama De Gennaro, Stefano Marconcini, Gregorio Paccone

La vision e la mission del progetto

L’assetto da cui si parte fonda su tre certezze ormai ampiamente riconosciute e normate nella sanità italiana:

  • L’Infermiere è il responsabile dell’assistenza generale infermieristica;
  • L’assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa;
  • Gli infermieri espletano le proprie funzioni “… utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza”.

A partire da queste certezze deriva, come naturale conseguenza, la consapevolezza che la Diagnosi Infermieristica costituisce la base sulla quale scegliere gli interventi infermieristici volti a raggiungere dei risultati di cui l’Infermiere è responsabile.

Pertanto emerge un urgente bisogno di implementare l’uso delle diagnosi infermieristiche nei setting assistenziali distrettuali in cui opera l’Infermiere.

Nell’articolo gli autori motivano la scelta del linguaggio infermieristico standardizzato ICNP® e la decisione di utilizzare la cartella informatizzata distrettuale

LEGGI L’INTERO ARTICOLO

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NURSING NARRATIVO E DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ http://www.scienzeinfermieristiche.net/nursing-narrativo-e-disturbo-borderline-di-personalita/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/nursing-narrativo-e-disturbo-borderline-di-personalita/#comments Tue, 25 Jul 2017 09:41:46 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=1013 UNIVPM 3. Lettere della Facoltà maggio-giugno 2017  pag 32

Il presente lavoro cerca di coniugare la medicina narrativa, che ha tra le sue finalità il recupero del sentire la propria malattia, del viverla, accettarla e superarne le difficoltà (presenti e future), con un utente difficile, forse il più difficile, con cui instaurare una relazione interpersonale talmente profonda e con implicazioni emotive tali da rendere efficace il nursing narrativo. E’ una sfida difficile che mette il professionista, e l’intera equipe assistenziale, di fronte a se stessi, alle proprie difficoltà, resistenze, ponendo al centro del sistema di cura, e di accudimento, la relazione con l’assistito….

per il resto dell’articolo continuare nel link sottostante: 3. Lettere della Facoltà maggio-giugno 2017

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EMODIALISI DOMICILIARE: UNA SCELTA VERSO LA LIBERTÀ http://www.scienzeinfermieristiche.net/emodialisi-domiciliare-una-scelta-verso-la-liberta/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/emodialisi-domiciliare-una-scelta-verso-la-liberta/#comments Thu, 11 May 2017 15:29:07 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=998 A  cura della Dr.ssa Giuseppina Ungaro  Coordinatrice dell’ U. O. di Nefrologia e Dialisi del P.O. Francavilla Fontana (Br).

L’evoluzione della dialisi domiciliare ha segnato le principali tappe della storia della terapia sostitutiva dell’uremia cronica. Nel momento drammatico in cui il paziente apprende di doversi recare a giorni alterni in ospedale per sottoporsi a trattamento dialitico, probabilmente per tutta la vita, la prima domanda che pone al medico è se è possibile eseguirla a domicilio, prima ancora di conoscerne la complessità e le difficoltà da superare. Il primo passaggio fondamentale è l’ informazione che deve dare il medico al paziente;  chiara e precisa. Il paziente ideale è quello adeguatamente informato.  E’ l’opzione di prima scelta per un paziente idoneo, perché lo coinvolge nella conduzione del trattamento  con indubbi vantaggi di tipo psicologico, per la sua crescita dell’ autostima, e anche clinico, per la personalizzazione e la maggiore attenzione posta nella conduzione del trattamento.  Il paziente può scegliere quando eseguire il trattamento in base alle proprie attività lavorative.  Nel nostro caso il paziente poiché lavorava di mattina eseguiva il trattamento  nelle ore pomeridiane. Vi sono almeno tre buone ragioni che spingono il medico a proporre  questo trattamento  a domicilio:

  • La prima  migliorare la qualità della vita;
  • La seconda migliorare l’ efficienza del trattamento;
  • La terza  abbattere i costi della spesa.

Migliorare la qualità della vita ,un aspetto molto importante , perché porta un reale vantaggio nei pazienti, anche per la difficoltà di analizzare la qualità  di vita stessa, quindi la libertà di scegliere quando effettuare il trattamento è di fondamentale importanza,  per una tranquillità psicologica quindi  è essenziale  che ciascun paziente trovi il momento più adatto alle proprie esigenze il più delle volte lavorative.  Nell’emodialisi a domicilio non ci sono limitazioni al numero e alla durata delle sedute, che possono arrivare fino a 3-4 alla settimana, con durata di 3-4 ore.  Applicazioni più frequenti e più brevi , con un   kt/V sotto controllo medico, consentono un miglioramento dello stato generale della riabilitazione lavorativa e della sopravvivenza.  L’efficienza del trattamento è un punto estremamente rilevante in emodialisi domiciliare, dove la personalizzazione del trattamento, con l’ aumento della frequenza della dialisi e della sua durata, porta ad un  maggior benessere  del paziente.  Prendere coscienza della propria malattia e della sua cura, aiuta a curarsi meglio, ed il trattamento condotto nella propria abitazione si traduce in maggior riabilitazione e minor morbilità, oltreché protegge il soggetto  dalle infezioni ospedaliere.ebbene i vantaggi clinici, più volte sottolineati , siano preponderanti , in un momento in cui la pressione sui nostri Centri è principalmente legata al contenimento dei costi, l’ importanza delle scelte ricade anche sugli aspetti economici, fortunatamente estremamente favorevoli per quanto riguarda l’ emodialisi domiciliare. Assodato che  anche  il vantaggio economico è importante con l’ abolizione degli spostamenti casa-centro  non solo il costo della dialisi scende di almeno il 15-20 %, anche la  dipendenza dal personale è ridotta al minimo, con un ulteriore risparmio della spesa.

La principale difficoltà rilevata in questi ultimi anni è culturale  nel fare accettare la proposta di emodialisi  domiciliare, perché questa viene vista come una terapia difficile e pericolosa. Il rifiuto preconcetto, l’ignoranza e la pigrizia mentale , ovvero la mancanza di  un personale convincimento e del coraggio di andare anche contro corrente  di chi dirige  il centro di emodialisi sono uno dei principali limiti alla ripresa dell’EDD (emodialisi domiciliare). Il personale medico eviterà così difficili aspetti organizzativi, quello infermieristico potrà continuare con una più semplice gestione tradizionale in sala dialisi, i pazienti continueranno a lasciarsi gestire passivamente e le amministrazioni  ad evitare complicazioni burocratiche o legislative.    Il paziente si sente spesso più sicuro nell’essere seguito in un Centro e quindi la domiciliare non viene vista come un privilegio, ma viene rifiutata perché vista come un lavoro aggiunto, per la diffusa teoria de “tutto è dovuto”.       Anche l’ età  e la comorbidità  dei pazienti e dei loro familiari ,  è un grosso limite, come la possibilità di disporre di un domicilio adatto.

L’ emodialisi domiciliare viene proposta a quei pazienti che rispondono a dei requisiti ben precisi:

  • Buone  condizioni cliniche
  • Condizioni igienico sanitarie adeguate
  • Ambiente adeguato per la sistemazione del monitor per il trattamento emodialitico
  • Desiderio di indipendenza
  • Capacità di controllo dell’ ansia
  • Familiare  idoneo  da sottoporre all’ addestramento

Il personale del centro Dialisi di  Francavilla Fontana ha avuto il piacere di partecipare a questa splendida esperienza. Il paziente ed il partner  iniziarono a svolgere il trattamento presso il proprio centro di appartenenza l’Ospedale ”D. Camberlingo”  P.O Francavilla Fontana. Dopo aver adeguatamente  informato sia il paziente che il parente  ebbe   iniziò  un periodo di addestramento ossia il training presso il centro   di circa 8-12 settimane.

Durante la formazione sia il paziente che il familiare nel nostro caso la moglie impararono a:

  • Pungere la propria fistola
  • Montare il monitor
  • Metterlo in aspirazione
  • Monitorare la macchina  e risolvere gli eventuali problemi
  • Attaccare e staccare il paziente
  • controllare i parametri vitali dello stesso durante la seduta dialitica
  • annotare scrupolosamente tutti i dati
  • pulire l’ apparecchio e la stanza in cui si svolge la dialisi
  • effettuare a fine trattamento disinfezione e sterilizzazione del monitor
  • ordinare il materiale ed eventuali minime scorte.

Il familiare è stato formato sia con delle lezioni teoriche che pratiche dal personale dedicato, nel nostro caso dall’infermiere ”tutor” che si occupava dell’ addestramento. Ha formato  la moglie del paziente con delle lezioni teoriche sull’emodialisi, il monitor da usare,il montaggio  e la sterilizzazione dello stesso a fine trattamento. La signora, ha fatto proprie tutte le nozioni sino ad avere un bagaglio teorico pratico  necessario per intraprendere il percorso dell’assistenza. L’istruzione è la chiave per la scelta del paziente e del trattamento domiciliare. In Italia la cultura della dialisi autogestita è carente e urgono programmi di formazione non solo per i pazienti , che devono almeno conoscere nel dettaglio le scelte possibili, ma anche per tutti gli operatori, che spesso sono spaventati dall’autogestione dei pazienti.La sperimentazione del trattamento emodialitico  a domicilio raccontata dal nostro paziente,  non è possibile vedere il video che il paziente  ha inviato , ma posso scrivervi il suo messaggio.

“Sono………………………..ho iniziato il trattamento dialitico presso il Centro di Francavilla il…………………….Come tutti i pazienti dovevo recarmi tre giorni a settimana in ospedale per effettuare il trattamento, con un calendario molto rigido, mi sentivo imprigionato in una gabbia. Un evento improvviso e inatteso, dà uno scossone alla quotidianità è mette in pericolo quello che di buono avevo cercato di costruire; sono questi i motivi che mi hanno fatto avvicinare all’idea della dialisi domiciliare. Se decidevo di andare qualche giorno al mare o in montagna, prima era necessario che chi mi teneva in cura trovasse una struttura idonea  nei giorni di vacanza mi ospitasse per le sedute dialitiche. Vi posso assicurare che gli operatori del mio centro facevano salti mortali per trovare la disponibilità, a volte senza successo.

Visto il mio disagio , con l’equipe medica del centro, poiché idoneo alla domiciliare, abbiamo deciso di intraprendere questo percorso assistenziale. Non me lo lasciai ripetere ancora una volta io e mia moglie prendemmo la decisione di iniziare quella esperienza domiciliare. La comunicazione chiara e costante, così come un buon rapporto di fiducia con il team che si prendeva cura di me e ci addestrava, sono aspetti chiave per la buona riuscita del training preparatorio.

Prima abbiamo fatto un training teorico dove l’ infermiere ed il medico ci hanno spiegato cosa e’ un trattamento dialisi, come pungere una fistola e come usare il monitor a me dedicato.

Tanti sono stati gli ostacoli burocratici  e le autorizzazioni  che ho dovuto richiedere alla asl di appartenenza,  come l’ idoneità  al montaggio della piccola centrale per il trattamento acquee  e la sistemazione del monitor che mi permetteva di vivere.  Dopo vari  sopralluoghi e controlli hanno deciso che l’ ambiente,ossia la mia abitazione era idonea e quindi il mio sogno, la mia autonomia prendeva forma.

Dopo il training teorico siamo passati alle lezioni pratiche, qui non nego di aver avuto paura quando  mi sono trovato davanti una persona che non era del personale sanitario, ma mia moglie che si accingeva a pungere la mia fistola. Chi fa dialisi sa che l’ accesso vascolare è sacro, è vitale per sopravvivere. Presto ho capito che le mie paure iniziali erano svanite perché il team che si occupava di noi aveva addestrato in maniera eccellente mia moglie e aveva dato anche a me le nozioni giuste per mettere a tacere le mie paure. Un equilibrio  perfetto raggiunto con fatica che mi ha permesso di non lasciare il lavoro e di vivere una vita “normale”.

Con me il destino è stato molto clemente perché dopo 5 anni mi ha regalato un trapianto di rene da cadavere. Così finalmente sono tornato a vivere.

Coraggio, entusiasmo, amore e voglia di vivere sono gli ingredienti che il nostro paziente amalgama quotidianamente e gli permettono di vivere felice e soddisfatto della sua vita, facendoli quasi dimenticare di essere stato sottoposto a trapianto di rene dopo aver effettuato per anni il trattamento dialitico.

Conclusioni

In un epoca come questa in cui l’ EDD potrebbe tornare ad essere un obiettivo  della nefrologia non possiamo nasconderci  che è in ascesa la visione , che un’ automedicazione guidata, responsabile, cosciente ma soprattutto personalizzata e  attuata al proprio domicilio, sarebbe desiderata e desiderabile. Il paziente all’interno del S.S,N.  avrà una centralità sempre maggiore e che il principio paternalistico che ha governato il rapporto medico-paziente sino al secolo scorso lascia il posto al principio di autonomia e rispetto , ove scienza ,coscienza e approppriatezza dell’ uso delle risorse dovranno ricevere la nostra più grande attenzione.

Testi Consigliati:

  • Intervista al Prof. Vercellone .A (2000), coraggioso pioniere della nefrologia italiana;
  • A. Vercellone riflessioni sull’ emodialisi domiciliare;
  • Segoloni G, Tognarelli G, aspetti socio-organizzativi della dialisi domiciliare;
  • Ha ancora senso fare l’emodialisi domiciliare?supplemento al giornale di tecniche Nefrologiche e Dialitiche  a cura di Marco Lombardi.

 

 

 

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l’AOU Federico II di Napoli: un progetto per la sicurezza e la qualità delle cure http://www.scienzeinfermieristiche.net/laou-federico-ii-di-napoli-un-progetto-per-la-sicurezza-e-la-qualita-delle-cure/ http://www.scienzeinfermieristiche.net/laou-federico-ii-di-napoli-un-progetto-per-la-sicurezza-e-la-qualita-delle-cure/#comments Thu, 27 Apr 2017 19:58:50 +0000 http://www.scienzeinfermieristiche.net/?p=991 locandino convegno

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