Intervista all’ing. Mauro Mazzieri, amministratore unico di ModulaCare S.r.l. e autore del software
Le strutture sanitarie private lavorano con strumenti nati per un reparto solo, difficili da adattare e poco comunicanti fra loro. ModulaCare, cartella clinica elettronica sviluppata a Macerata, parte da un’idea diversa: la cartella arriva già configurata per il setting della struttura e poi si adatta a come quella struttura lavora. Ne abbiamo parlato con chi l’ha scritta.
Ingegner Mazzieri, come nasce ModulaCare e quale esigenza vuole soddisfare?
Nasce da una scena che ho visto molte volte in ventun anni di informatica sanitaria: un modulo progettato bene incontra un reparto che lavora in un altro modo, e vince il reparto. Sempre. Da lì l’idea di una cartella che non sia un modello rigido uguale per tutti. In ModulaCare la cartella di ogni reparto è un albero di moduli riusabili e versionati, che si compone senza scrivere codice: quali schede compaiono, quali campi, chi può leggere e scrivere che cosa. Il dato clinico, sotto, è scritto nello standard FHIR R4, quindi nasce già strutturato e scambiabile.
A quali strutture si rivolge?
Alla sanità privata italiana, in ventisette setting che arrivano con la cartella già configurata: RSA e case di riposo, riabilitazione, comunità terapeutiche e servizi per la salute mentale e le dipendenze, hospice e cure palliative domiciliari, assistenza domiciliare integrata, ospedali di comunità, degenza medica e chirurgica, ambulatori e poliambulatori, servizi diagnostici, centrali operative territoriali. Lo stesso prodotto copre setting diversi riconfigurando i moduli, senza cambiare software.
Molti gestionali sono rigidi. Che cosa cambia con ModulaCare?
Che si configura, invece di programmare da capo. Una struttura parte dalla cartella del proprio setting e la adatta: se ha già un modello di cartella, su carta o su un altro software, lo si riporta com’è. Ogni modulo è versionato, quindi una modifica alla configurazione non riscrive le cartelle già compilate. E una struttura con più reparti, o con più setting sotto lo stesso tetto, li configura uno per uno nella stessa installazione.
Che ruolo ha l’intelligenza artificiale?
Un ruolo di supporto, e facoltativo. Oggi ModulaCare offre due funzioni: una sintesi della cartella di un assistito, che il professionista legge e verifica, e una ricerca in linguaggio naturale nei documenti del sistema qualità della struttura. Sono spente per impostazione predefinita e si accendono per scelta della direzione, non per scelta nostra. Le decisioni cliniche restano a chi cura: la piattaforma archivia, mostra e organizza, non interpreta al posto del curante.
L’interoperabilità è una priorità della sanità digitale. Come la affronta ModulaCare?
Partendo dal modello dei dati. FHIR R4 in ModulaCare è il modo in cui pazienti, episodi, osservazioni, prescrizioni e referti sono rappresentati internamente, e le stesse risorse sono quelle che le API espongono: un sistema esterno riceve il dato com’è, non una traduzione. I dispositivi di reparto e i laboratori parlano HL7 v2, e c’è un livello che riceve quei messaggi e li porta nello stesso modello. Per il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 la lettera di dimissione e il referto di specialistica ambulatoriale vengono generati nel formato richiesto, con la conformità verificata sui casi di test ufficiali; l’accreditamento al gestore regionale è il passo amministrativo successivo e si avvia struttura per struttura. I flussi informativi verso il Ministero e le Regioni (SIAD, FAR, SDO, EMUR, hospice, SIND, SISM, SIAR) e gli strumenti regionali di classificazione dell’ospite, come la SOSIA in Lombardia e la SVAMA in Veneto, sono prodotti dalla cartella stessa.
Lei insiste su RSA e comunità terapeutiche. Perché?
Perché lì la cartella deve tenere insieme cose che i software di reparto trattano separatamente: la valutazione multidimensionale, il piano assistenziale individuale, la scheda terapia con il giro di somministrazione, le attività degli operatori sociosanitari, il diario, le lesioni cutanee, gli eventi clinici. ModulaCare li documenta nella stessa cartella, e produce da lì ciò che chiedono la Regione e la visita di accreditamento. La direzione ha un cruscotto con gli indicatori di qualità raggruppati per criterio.
Quanto conta la semplicità d’uso?
Conta più della potenza, perché la usa chi è in turno. L’interfaccia è in italiano, con la terminologia clinica italiana, funziona su computer, tablet e telefono, e le cartelle già aperte restano consultabili anche senza rete, per chi lavora a domicilio. La configurazione la fa un consulente insieme alla struttura, e il manuale d’uso viene generato dalla configurazione reale di quella struttura: descrive la sua cartella, non una cartella generica.
Accreditamento e rendicontazione sono temi sentiti. Come risponde ModulaCare?
Portando dentro la cartella i requisiti dell’accreditamento istituzionale che dipendono dal software: l’autovalutazione sul disciplinare nazionale, criterio per criterio, con le evidenze allegate a ciascun requisito; il registro delle non conformità e delle azioni correttive; il registro dei rischi; il dossier formativo del personale con l’obbligo ECM, il mansionario, le abilitazioni con le loro scadenze; il registro delle manutenzioni delle apparecchiature. Sono funzioni di uso quotidiano, e le evidenze per la visita le produce il lavoro di ogni giorno. Ogni accesso a un dato di un assistito lascia una traccia che non si può cancellare, e i dati risiedono in Italia.
Qual è la visione del progetto?
Restare una cartella clinica che si adatta alla struttura, non il contrario. Il catalogo delle funzionalità è pubblico sul sito, comprese le parti non ancora complete con i loro limiti, e il listino è pubblico: chi valuta ModulaCare può verificare prima di credere. Le prossime tappe sono la telemedicina, il portale dell’assistito e l’accreditamento al Fascicolo nelle Regioni dove le strutture ce lo chiederanno.
Per ulteriori informazioni, test o delucidazioni inviare email a mauro.mazzieri@gmail.com

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